Il Tirreno

Pisa

Proteste per il concorso alla Sepi

Antonio Scuglia
Giovani impegnati in un concorso pubblico (foto d’archivio)
◗
Giovani impegnati in un concorso pubblico (foto d’archivio)

Una segnalazione: «Colloqui a porte chiuse». Il direttore: «Bastava bussare»

2 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Bussate e vi sarà aperto. Uno scandalo? Macché, è una tempesta in un bicchier d'acqua. Il direttore generale della Sepi, Claudio Grossi, non si scompone davanti alle proteste di alcuni partecipanti al recente concorso per otto assunzioni. Le modalità della prova orale sono state definite addirittura illegittime in una lettera non firmata, pervenuta alla nostra redazione accompagnata da una sentenza del Tar del Veneto su una vicenda apparentemente simile. Ma qual è la protesta? Secondo alcuni, non sarebbe stato concesso a nessuno di assistere agli orali. Questo contrasterebbe con la legge, che prescrive la possibilità di assistere a chi voglia farlo. In sostanza è illegittima la prova orale di un concorso pubblico nel caso in cui, durante il suo svolgimento, non sia stato assicurato il libero ingresso all'aula né agli altri candidati, né ad altri soggetti, diversi dai candidati. In tal caso, infatti, non è stata osservata la garanzia della necessaria pubblicità, che deve sempre e comunque informare lo svolgimento delle prove orali dei concorsi pubblici.  L'accusa? «Il concorso è stato effettuato a porte chiuse, senza che i candidati o qualsiasi altra persona potesse assistere alla prova orale». Ovviamente tutto ciò avrebbe avuto lo scopo di pilotare i risultati.  Le norme di legge violate sarebbero, secondo l'anonimo estensore della lettera: l'art. 1/1 legge 241/1990, l'art. 88 decr. 267/2000, l'art. 35/3 Decr. 165/2001, l'art. 6 Dpr 487/1994, e in sostanza l'articolo 97 della Costituzione. La sentenza richiamata è la 2089/2010 del Tar del Veneto. Che a sua volta richiama una sentenza del Consiglio di Stato (Sezione VI, 986/1989). Ma il principio che si stabilisce in quella sentenza, spiega Grossi, dà ragione proprio alla Sepi e non a chi contesta il suo operato: «Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, - si legge nel dispositivo, - dal quale il collegio non ravvisa valide ragioni per discostarsi, la regola della pubblicità delle prove orali deve ritenersi osservata qualora sia garantito l'accesso di chiunque lo voglia al locale ove si svolgono le medesime prove, indipendentemente dalla materiale apertura o meno delle porte». Il Tar del Veneto aveva invalidato un concorso in Comune, perché in quel caso «non risulta affatto che sia stato assicurato il libero ingresso all'aula né agli altri candidati, né ad altri soggetti, diversi dai candidati».  La parola al direttore generale della Sepi: «Gli esami sono stati svolti nei nostri uffici, dove c'erano i candidati e dove passavano anche gli utenti. E sono stati accessibili a tutti: la porta era chiusa affinché il rumore esterno non desse noia agli interrogati, ma chiunque poteva entrare, facendone richiesta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Trasporti

Traffico aereo ridotto in tutta Italia, problemi ai sistemi Enav: cosa sta succedendo ai voli

di Redazione web