Attenzione
Cascina, Marco sta meglio e l'investitore è a casa
Sabrina Chiellini
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Il nonno mostra una foto del piccolo Marco, uscito ieri dal comaRabbia dopo la decisione del giudice di concedere i domiciliari al ragazzo che ha investito 4 persone: è accusato di lesioni volontarie e fuga dopo l'incidente. Si è svegliato dal coma farmacologico il bimbo ferito: "Mamma voglio un gelato"
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CASCINA. Marco, il bambino di 12 anni travolto e trascinato per metri da un automobilista pirata poi arrestato, si è svegliato dal coma farmacologico. «Mamma, voglio un gelato», il primo desiderio dello sfortunato ragazzino. Nel frattempo il suo investitore, Erald Truci, albanese di 24 anni, è stato scarcerato. Il gip del tribunale di Pisa, Guido Bufardeci, ha convalidato l'arresto e ha concesso al muratore i domiciliari con la possibilità di recarsi al lavoro. Il giovane ha lasciato il carcere ieri. Nessuna notizia è stata fornita rispetto al domicilio del giovane: si teme che qualcuno possa andare a cercarlo per farsi giustizia da sé.
I genitori dell'operaio abitano a Cascina e lui viveva a Marciana con la fidanzata che nel momento del drammatico incidente era in macchina insieme a lui e che è ancora sotto choc. La notizia della scarcerazione ha innescato nuove proteste a Marciana di Cascina, dove è avvenuto l'incidente. Un fatto grave che ha alimentato rabbia e minacciose reazioni dei residenti verso gli extracomunitari. Parole durissime quanto disperate sono state pronunciate dal nonno del bambino. Nel frattempo, in ospedale, il primo passo Marco lo ha compiuto. Ma resta da capire quando potrà tornare a casa e quale sarà la sua qualità della vita dopo le gravi ferite causate dalla macchina.
«Non avevo intenzione di uccidere, quando ho capito cosa era successo mi sono spaventato», ha detto l'albanese davanti al Gip. «È un giovane incensurato - ha spiegato l'avvocato Silvia Davini di Pisa - e ha commesso un errore. È stata una disgrazia». Erald Truci si è mostrato pentito e ha chiesto notizie del bambino ferito gravemente. «Mi ha detto che non è riuscito a dormire - ha spiegato il difensore - pensando al ragazzino che speriamo possa riprendersi al più presto». Il muratore è accusato di lesioni personali volontarie, di fuga dopo l'incidente e di danneggiamento aggravato (per avere rotto alcune fioriere davanti alla chiesa).
L'arrestato ha fornito al Gip la sua versione dei fatti. Martedì sera, dopo le 23, a Marciana c'era stata una partita di calcetto ed era in corso una lotteria. C'erano molte persone sulla strada, tra il campino e la chiesa. «Era in atto una discussione tra persone (tra l'arbitro e alcuni giocatori, secondo alcuni testimoni) che bloccavano la sede stradale - spiega ancora l'avvocato Davini - il giovane non riusciva a passare con l'auto. C'era un assembramento di persone». Lui racconta di avere pazientato un po'. E poi di avere "chiesto" di poter passare per andare a casa.
A questo punto le versioni diventano contrastanti. I marcianesi lo accusano di essere sceso dall'auto con fare minaccioso e di essere ripartito con l'intenzione di schiacciare chi ha trovato davanti alla sua strada. L'automobilista sostiene di essersi sentito circondato da una cinquantina di persone («Stai calmo, chi credi di essere», le reazioni) e di essere fuggito preso dalla paura. E in agitazione dopo l'investimento di sei o sette pedoni, tra i quali Marco. Poi Erald è andato a casa con la fidanzata. Il padre poco dopo gli ha telefonato. «Vieni, ci sono i carabinieri. Ti cercano». Poi l'arresto e un iniziale tentativo - subito smentito da decine di testimoni - di negare ogni coinvolgimento nella terribile storia.
I genitori dell'operaio abitano a Cascina e lui viveva a Marciana con la fidanzata che nel momento del drammatico incidente era in macchina insieme a lui e che è ancora sotto choc. La notizia della scarcerazione ha innescato nuove proteste a Marciana di Cascina, dove è avvenuto l'incidente. Un fatto grave che ha alimentato rabbia e minacciose reazioni dei residenti verso gli extracomunitari. Parole durissime quanto disperate sono state pronunciate dal nonno del bambino. Nel frattempo, in ospedale, il primo passo Marco lo ha compiuto. Ma resta da capire quando potrà tornare a casa e quale sarà la sua qualità della vita dopo le gravi ferite causate dalla macchina.
«Non avevo intenzione di uccidere, quando ho capito cosa era successo mi sono spaventato», ha detto l'albanese davanti al Gip. «È un giovane incensurato - ha spiegato l'avvocato Silvia Davini di Pisa - e ha commesso un errore. È stata una disgrazia». Erald Truci si è mostrato pentito e ha chiesto notizie del bambino ferito gravemente. «Mi ha detto che non è riuscito a dormire - ha spiegato il difensore - pensando al ragazzino che speriamo possa riprendersi al più presto». Il muratore è accusato di lesioni personali volontarie, di fuga dopo l'incidente e di danneggiamento aggravato (per avere rotto alcune fioriere davanti alla chiesa).
L'arrestato ha fornito al Gip la sua versione dei fatti. Martedì sera, dopo le 23, a Marciana c'era stata una partita di calcetto ed era in corso una lotteria. C'erano molte persone sulla strada, tra il campino e la chiesa. «Era in atto una discussione tra persone (tra l'arbitro e alcuni giocatori, secondo alcuni testimoni) che bloccavano la sede stradale - spiega ancora l'avvocato Davini - il giovane non riusciva a passare con l'auto. C'era un assembramento di persone». Lui racconta di avere pazientato un po'. E poi di avere "chiesto" di poter passare per andare a casa.
A questo punto le versioni diventano contrastanti. I marcianesi lo accusano di essere sceso dall'auto con fare minaccioso e di essere ripartito con l'intenzione di schiacciare chi ha trovato davanti alla sua strada. L'automobilista sostiene di essersi sentito circondato da una cinquantina di persone («Stai calmo, chi credi di essere», le reazioni) e di essere fuggito preso dalla paura. E in agitazione dopo l'investimento di sei o sette pedoni, tra i quali Marco. Poi Erald è andato a casa con la fidanzata. Il padre poco dopo gli ha telefonato. «Vieni, ci sono i carabinieri. Ti cercano». Poi l'arresto e un iniziale tentativo - subito smentito da decine di testimoni - di negare ogni coinvolgimento nella terribile storia.
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