Il Tirreno

Pisa

LA PROPOSTA

Meno ansie. E confrontiamoci

Davide Guadagni

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 Questo è un invito. A riflettere e a ragionare. Un invito che riguarda tutti e che vorrebbe aprire un confronto sereno su quello che sta capitando nella nostra città in relazione a un fenomeno che, per brevità, definiremo sicurezza.  Pisa, paradiso degli esuli, grazie anche alla sua università, è sempre stata luogo d'incontro e di sereno confronto tra persone di idee, convinzioni, fedi, provenienze differenti. Da qualche tempo, invece, pare che la convivenza, anche tra simili, sia diventata più difficile. Mi sono fatto un'opinione. La vorrei esporre e confrontare con altre opinioni che, spero, vorranno esprimersi su queste colonne. La mia opinione è che l'ansia di sicurezza generi una percezione di insicurezza diffusa.  Pisa è una città come tante a meno che non si tenda, come accade, ad ingigantire contraddizioni e fastidi tipici di un luogo che ospita tanti giovani e, da qualche anno, come accade ovunque, vede crescere il fenomeno dell'immigrazione senza peraltro segnalare né un numero di presenze anomalo né reati particolarmente significativi per quantità o gravità.  Il mondo cambia, si acuiscono diseguaglianze e contraddizioni. Che qui si esprimano in maniera più grave che altrove è falso. Falso nei fatti. Solo perdendo il senso delle proporzioni e alimentando le pulsioni egoistiche che la crisi economica e quella della politica procurano, si può sostenere questo.  Alcuni recenti episodi sono indicativi. Che in una città di studenti possa nascere un diverbio tra gli organizzatori di una festa e un gruppetto che vuol entrare senza invito è pressoché fisiologico. Che l'episodio si concluda con un arresto movimentato e causa di lesioni non lo è.  Che un stupro mai avvenuto possa far montare una canea che, con tanto di fiaccole e bava alla bocca, avrebbe potuto animare una manifestazione di benpensanti contro gli autori (neri, forse clandestini) dice che siamo di fronte a uno scollamento dalla realtà.  Troppo facile è, a questo punto, fare un paragone con le tragedie reali, ma forse può essere anche salutare. Pensate a quale sia la qualità della vita a Pisa in confronto a tutto il sud del mondo, a gran parte dell'Asia, agli episodi impensabili che accadono nel civilissimo nord Europa. Pisa è una città del mondo, una città d'Italia. Con questo dobbiamo rapportarci, su questo dobbiamo prendere le misure. Direste davvero che Pisa è insicura? Barbara? Invivibile? Interroghiamoci, davvero, intimamente. Dove vorreste abitare, visto che qui si sta male? In Ruanda? A Napoli? Nelle belle periferie di Milano? In Norvegia? Davvero, ditemi. Mi interessa. Qui, credo, stia il nocciolo della questione.  L'impressione è che il dibattito che si esprime in città e certi atti (il più agghiacciante e sottovalutato al Calambrone a inizio estate) siano sproporzionati e che alimentino una tendenza a spararla più grossa che probabilmente ha animato la povera ragazza di piazza Santa Caterina.  Perciò invito coloro cui abbiamo affidato la responsabilità di guidare la nostra comunità, le forze politiche e sociali a riflettere e agire di conseguenza. E' bene che gli ordinamenti del territorio vigilino, ma tengano conto anche dell'emotività che certi atteggiamenti possono provocare.  I cittadini (tutti) debbono smettere di pensare che la ragione sia tutta loro. La convivenza prevede anche la rinuncia. Le forze politiche (tutte) smettano di cavalcare lo scontento e farsi paladini di derive corporative, di microinteressi che acuiscono le frizioni.  Di fronte alla tragedia immane di Oslo il sindaco (conservatore) di quella città ha detto: «Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto». La soluzione sta proprio in questo, nel rispetto reciproco, nella tolleranza verso il prossimo. Non c'è altra via. Dobbiamo fare in modo perché entrambi crescano e per farli crescere c'è solo un modo: il dialogo.

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