Il Tirreno

Pisa

Folgorato mentre ruba il rame

Candida Virgone
Alcune immagini del sopralluogo alla cabina elettrica dove è stato trovato il cadavere dell’uomo
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Alcune immagini del sopralluogo alla cabina elettrica dove è stato trovato il cadavere dell’uomo

Scoperto il corpo di un immigrato in una cabina dell'Enel a Calambrone

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PISA. La morte non guarda in faccia nessuno. Arriva quando vuole, ti coglie anche nei momenti più inopportuni, certo come non vorresti mai che gli altri ti vedessero. Un uomo è morto rubando il rame, venerdì all'alba. Pare si tratti di un quarantenne marocchino. Forse un ambulante noto sul litorale, conosciuto sulla costa col soprannome di «Mercatino», perché vendeva un po' di tutto. 

È morto solo, sulla torretta di una cabina dell'Enel, a Calambrone, e nessuno l'avrebbe mai trovato se ieri pomeriggio due tecnici della società elettrica non fossero andati a fare un sopralluogo per un controllo, visto che proprio alle tre e mezza di venerdì in quella struttura si era registrato un improvviso sbalzo di tensione.  Giancarlo Ventavoli e Piero Fanciullacci sono entrati ieri pomeriggio verso le due e mezza nella cabina dell'energia elettrica che si trova in viale del Tirreno, proprio di fronte all'ex ospedale ortopedico: dentro c'era un odore insopportabile e inconfondibile.

Al piano terra era stata infranta una vetrage ed era stata forzata la porta d'ingresso: a terra c'erano delle pinze che erano servite a tranciare dei cavi di rame, ma in un punto inattivo da anni. Funzionavano pienamente invece i cavi del primo piano della torretta, dove giaceva il corpo bruciato e in avanzato stato di decomposizione di uno sconosciuto, sicuramente uno straniero.  Cercando di tranciare quei fili di rame, proprio venerdì, come hanno ricostruito gli esperti dell'Enel sulla base dei dati registrati dalla centrale, l'uomo era rimasto folgorato dall'alta tensione: nel botto, il corpo era stato sbalzato poco lontano, la morte era arrivata instantanea. 

Fatta la macabra scoperta, i due tecnici hanno avvertito la direzione Enel di Firenze e hanno chiamato i carabinieri. Dato anche lo stato del corpo, all'inizio non si sapeva a chi potessero appartenere quelle spoglie. Poi qualcuno ha fatto il collegamento con l'auto dell'ambulante, una Opel Astra, station wagon, bianca, parcheggiata da giorni, sicuramente da venerdì mattina, a venti metri dalla cabina, negli stalli blu. «Ho notato che la macchina del venditore - ha detto Fabrizio Pampana, bagnino del Regina Mundi - era ferma in quel punto da venerdì, ed ho sospettato che potesse essergli accaduto qualcosa».  Gente della zona, che conosceva lo straniero, aveva detto di averlo notato mentre staccava delle grondaie in rame, settimane fa, sui tetti dell'ex ospedale. Nella vettura, piena di mercanzia di ogni genere, scarpe, abbligliamento, borse, sono stati trovati anche altri pezzi di rame e il pensiero è corso a lui.

In serata però era ancora incerta l'identità dello scomparso, portato a medicina legale come «sconosciuto»: soprattutto è sorto il dubbio se i documenti contenuti nell'auto e riferiti al proprietario della vettura, siano riconducibili proprio all'ambulante.  Sono intervenuti anche i vigili del fuoco, per la non facile opera di recupero del cadavere semicarbonizzato dell'uomo, avvenuta solo dopo le sette di sera e l'arrivo del nulla osta del magistrato incaricato di dirigere l'inchiesta, il pm Giovanni Porpora.  Nome a parte, resta comunque la tragedia nella tragedia della morte assurda di quest'uomo solo, uno qualunque dei tanti disperati che nelle statistiche istituzionali sono sclerotizzati in etichette codificate e algide, come «abusivo» o «senza fissa dimora».

La sua casa infatti era la macchina, dove dormiva e teneva la sua merce e le sue cose, mentre cercava di sopravvivere.  Una morte che deve far riflettere sui problemi di chi chiede accoglienza e di chi la offre e su tante parole, belle o meno belle, che tali restano: immigrazione, solidarietà, integrazione, legalità, solitudine, povertà.

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