Il Tirreno

Pisa

Immigrati, stop a quartieri ghetto

Francesco Loi

Gli urbanisti: ecco come combattere degrado urbano e tensioni sociali

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 PISA. Evitare quartieri ghetto. Individuare e recuperare le aree di abbandono. Pianificare la distribuzione dei negozi etnici. Sul tema sempre più dibattuto della sicurezza in città, o almeno della sua percezione, un contributo arriva anche dagli urbanisti. Questi e altri suggerimenti sono contenuti negli atti di una ricerca su sicurezza urbana, immigrazione e coesione sociale svolta dall'Osservatorio sociale provinciale e dal Dipartimento di statistica e matematica applicata all'economia dell'Università di Pisa, sotto il coordinamento della professoressa Monica Pratesi.  Una delle parti dello studio è stata basata sul coinvolgimento di numerosi attori del territorio (gli stakeholders): dagli operatori sociali agli avvocati, agli architetti. Si è parlato in modo specifico di urbanistica e del rapporto tra degrado urbano e presenza degli stranieri per comprenderne gli eventuali punti di contatto.  Una delle più prestigiose riviste in campo scientifico, "Science", ha pubblicato un articolo su una ricerca olandere per cui un contesto urbano degradato favorirebbe atteggiamenti discriminatori nei confronti di chi ci troviamo di fronte. «Sembra che - dicono gli autori - trovandoci in un luogo trascurato siamo portati a semplificare, a usare categorie preconcette diventando più guardinghi, meno bendisposti verso gli altri, raggiungendo livelli elevati di discriminazione. Allora la paura e l'ansia aumentano, insieme alla domanda di sicurezza, tra l'altro solo in parte determinata dall'andamento statistico della criminalità».  Ecco dunque che il discorso della percezione balza in primo piano. «Gli interventi dovrebbero muoversi su più fronti - è la conseguenza tratta da Osservatorio e Università -. La vigilanza delle forze dell'ordine è solo uno di questi interventi volti a ridurre le condizioni di degrado. Altri strumenti possono garantire che il livello di percezione della sicurezza aumenti, in particolar modo la cura dell'ambiente attraverso il miglioramento dell'arredo urbano, la riqualificazione di edifici o interi quartieri, l'incentivazione dell'aggregazione di cittadini. In questa logica è necessario che si crei una sinergia tra più attori (forze di polizia, operatori sociali, architetti, urbanisti) per il ripristino dell'identità delle città».  Spicca in tale ambito quello che viene chiamato "circolo vizioso del degrado urbano". A destare allarme sociale, sottolinea la ricerca, sono soprattutto le zone dei centri urbani dove si nota un'elevata presenza di stranieri. «Spesso - dice lo studio - sono le dinamiche del mercato immobiliare, e degli affitti in particolare, a spingere gli immigrati verso le aree urbane più degradate. Individuare nei centri urbani le zone di polarizzazione etnica può quindi offrire indicazioni importanti per la programmazione urbanistica, contrastando la formazione di queste "enclave" etniche e mettendo in atto provvedimenti regolamentari che favoriscano il mix sociale».  Gli stranieri, questo è il punto che emerge anche dalla ricerca, nei centri storici vanno ad occupare le abitazioni più fatiscenti e compensano il flusso opposto che ha visto negli ultimi venti anni i residenti spostarsi verso i nuovi insediamenti dei comuni vicini.  Le zone di Pisa più segnalate in senso critico dagli stakeholders sono quelle che abbiamo inserito nella tabella, con la stazione ferroviaria in evidenza. I fenomeni di degrado più avvertiti in città sono quelli delle zone dello spaccio (più dell'80%), a seguire le zone di prostituzione (72%), quindi vagabondi e senza fissa dimora.  E' tirando le somme di queste (e altre) considerazioni che i curatori della ricerca raccomandano di «inserire nei piani urbanistici strumenti specifici per contrastare la formazione di quartieri ghetto o troppo omogenei per ceto sociale. Occorre poi facilitare il recupero delle aree di abbandono, monitorando anche l'evoluzione degli esercizi commerciali etnici. E coinvolgere più soggetti del territorio nella pianificazione urbana».

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