Sicurezza
Immigrati e movida? «Più legalità, ma guai a militarizzare il centro»
Francesco Loi
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PISA. «Non mi sembra che la gente che viene da fuori percepisca un'insicurezza particolare, il problema è più interno alla città». Questa chiave di lettura è di don Armani, rettore della chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano. Uno che con i problemi degli eccessi della movida e di un certo tipo di degrado sociale ci fa i conti tutti i giorni e anche tutte le notti. Pisa s'interroga su cosa stia diventando il suo centro, tra quella che per alcuni è la deriva securitaria del sindaco, le questioni reali dell'ordine pubblico e la convivenza spesso non facile tra residenti e popolazione giovanile (non solo studenti). Abbiamo fatto un giro d'orizzonte tra vari protagonisti della città in ambiti diversi. Che Pisa sia davvero insicura non lo pensa nessuno. Invece che ci siano tante cose da mettere a posto lo pensano un po' tutti. E le soluzioni? Formule magiche non ce ne sono, ma non c'è nemmeno la voglia di stare con le mani in mano. L'ex sindaco Sergio Cortopassi, ancora per poco presidente della Fondazione Teatro di Pisa e prossimo amministratore unico della Pisamo, dice subito: «Garantire la sicurezza è il primo dovere dello Stato nelle sue diverse articolazioni. Ma il concetto di sicurezza è più vasto di quello dell'ordine pubblico». Su un aspetto Cortopassi è deciso: «Non si tratta di militarizzare, questo sarebbe ridicolo». L'aspetto essenziale, per Cortopassi, è il rispetto delle regole «che deve valere per tutti, italiani e stranieri. Se mi si chiede: è legittimo gozzovigliare in piazza dei Cavalieri fino alle quattro di notte? La mia risposta è no». Immigrati e giovani. Due lati di una stessa medaglia, due livelli sovrapponibili? Il sociologo Andrea Salvini, docente presso l'Ateneo pisano, distingue: «E' un fenomeno diffuso quello della difficile integrazione nelle nostre città tra abitanti autoctoni e immigrati, oltre che tra gli immigrati stessi, ambito quest'ultimo nel quale avvengono spesso gli atti più violenti. Certe situazioni si verificano soprattutto dove si trova residenza a basso costo». Salvini si dichiara «contro una soluzione basata sull'inasprimento dei controlli. Serve semmai da parte degli amministratori una particolare attenzione nel ricostruire il senso di appartenenza ad una comunità. Dopo le 10 di sera, al di là dei luoghi della movida, ci sono zone che fanno paura o tristezza. Mancano luoghi d'incontro». In questo senso, per il sociologo, la presenza degli studenti è solo positiva: «Al di là di fatti sporadici, sono una richezza non solo economica, ma soprattutto relazionale». Il mutato quadro di riferimento è centrale anche nelle riflessioni di Mauro Del Corso, presidente degli Amici dei Musei: «Pisa non è più quella di un tempo. La percezione è che rispetto a realtà consimili, città universitarie come Bologna, Padova o Genova, il vissuto quotidiano presenti fattori di rischio più rilevanti. Si è consolidata nel tempo la convinzione che questa sia una città del "fai come ti pare". Chiediamoci perchè c'è una Canapisa (evento antiproibizionista) e non una Canamantova». La sensazione, per Del Corso, «è che questo stato di tensione derivi da un'esigua minoranza. Bisogna individuarne le radici, tra l'altro molti degli atti vengono anche firmati. In queste circostanze si interviene o no?». Tutto ciò, secondo Del Corso, «porta ad una caduta dei valori etici e sociali. Perciò occorre creare le condizioni per una crescita civile ed emarginare le frange del caos. Una responsabilità, lo dico in senso positivo, può essere attribuita al nostro Ateneo, che deve essere fucina di talenti, ma anche di sensibilità». Su questo filone dell'educazione, ma anche di un atteggiamento e di misure più decise, si inserisce don Armani: «Pisa deve recuperare un'immagine di ordine, rispetto e legalità. Quelli che emergono sono gli interessi contrastanti di giovani molto presenti in città. Non vorrei pensare a un disegno prestabilito dietro le quinte. Anzitutto bisogna individuare coloro che conducono questa cosa. Nelle folle di piazza ci sono componenti diverse: i festaioli, ma anche altri gruppi». Don Armani è dubbioso: «Ristabilire la legalità dopo tanto tempo che si è lasciato correre è un problema. Forse bisogna partire dalla scuola, preparare le giovani generazioni». Il costruttore Andrea Bulgarella, pisano d'adozione, abita nei pressi di piazza della Berlina. Il centro della movida. Il suo parere è meno allarmista. «Pisa è molto vivibile. Che ci siano alcuni problemi è normale, ci sono tanti giovani. Qualche notte sono stato svegliato da ubriachi. Ho varie esperienze di altre città e a Pisa non scorgo niente che non possa essere controllato».
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