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Pisa

La Uil: brutto segnale, significa essere alla fase finale dell’uso degli ammortizzatori sociali

Boom della cassa integrazione

Enrico Santus
Una manifestazione dei lavoratori Saint Gobain
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Una manifestazione dei lavoratori Saint Gobain

La provincia di Pisa ottava in Italia, cresce il ricorso alla straordinaria

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 PISA. La crisi non accenna ad allentare la morsa. Arriva un'altra conferma: Pisa si classifica ottava, su scala nazionale, tra le province che hanno visto incrementare l'utilizzo della cassa integrazione, usufruendo da sola del 21% delle ore autorizzate dalla Regione. Ne ha parlato in conferenza stampa Renzo Rossi, segretario provinciale della Uil.  «Un dato molto preoccupante - ha spiegato -. Laddove a livello nazionale il ricorso alla cassa integrazione è sceso del 20%, nella provincia di Pisa è aumentato del 47%. Abbiamo raggiunto un ammontare di ore che sfiora il milione, equivalenti a circa 5.000 lavoratori».  Dati sconfortanti che vedono, rispetto al giugno 2010, un incremento complessivo delle ore di cassa integrazione pari al 107,4% (da 457.844 a 947.983). Ma il dato è ancora più duro se si calcola che riguarda principalmente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, cresciuto nell'ultimo anno di quasi 20 volte (da 32.360 ore a 677.679).  Una crescita esponenziale, a fronte di una diminuzione di quella ordinaria e di quella in deroga rispettivamente del 58,1% (da 206.329 a 86.423 ore) e del 15,8% (da 218.355 a 183.872 ore).  Secondo il segretario della Uil il ricorso alla cassa integrazione straordinaria dimostra che molte aziende hanno terminato le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzata dalla Provincia e si sono dovute rivolgere agli ammortizzatori straordinari.  «L'aumento della cassa integrazione sociale - ha dichiarato Rossi - è un brutto segnale, perché significa che siamo alla fase finale dell'uso degli ammortizzatori sociali: si è usata quella ordinaria, poi quella in deroga e ora siamo a quella sociale».  Secondo il sindacalista, oltre alle aziende in difficoltà, mancano gli investimenti ed i pochi che si propongono non vengono messi in condizione di concludere. Bisognerebbe perciò sfruttare di più le potenzialità del territorio, come le sue infrastrutture ed i centri di ricerca, per tornare ad essere attrattivi.  «Quello che manca - ha proseguito Rossi - è un patto sociale per l'occupazione che veda l'impegno di istituzioni e sindacati per favorire gli investimenti. Questi ultimi, ad esempio, durante lo start-up delle imprese dovrebbero affrontare le questioni sindacali in una commissione di concertazione piuttosto che attraverso gli strumenti tradizionali del sindacato».

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