Il Tirreno

Pisa

Niente stupro, si è inventata tutto

Candida Virgone
Piazza Santa Caterina
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Piazza Santa Caterina

Inchiodata dalle telecamere, ritratta la ragazza: ora rischia la denuncia

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 PISA. Qualcosa più grande di lei, un giocattolo che col passare delle ore si è rotto, quasi un ordigno esplosivo che alla fine le è scoppiato in mano facendo venire fuori la verità. La violenza in piazza Santa Caterina non ci sarebbe mai stata. Quel che è accaduto veramente è emerso nella seconda deposizione di Lara (il nome è di fantasia in ossequio alla dovuta privacy), quella di giovedì mattina, avvenuta in questura.  La ragazza infatti era stata ascoltata una prima volta martedì. E poi è venuta fuori ancora nella deposizione della mattinata di ieri, davanti al pm che dirige l'inchiesta sul presunto stupro di lunedì notte, Miriam Pamela Romano. In lacrime, disperata, in uno stato di profonda prostrazione fisica e morale, davanti ad un consulente psicologico della procura, ha ritrattato tutto la ragazza pisana di 19 anni che aveva accusato martedì tre sconosciuti nordafricani di aggressione: due mi tenevano ferma su una panchina - aveva raccontato alle poliziotte della Squadra Mobile - un terzo aveva abusato di me. Quei tre volti senza un nome non sarebbero mai esistiti se non nella sua fantasia o forse appartengono a ragazzi incontrati per strada e con cui avrebbe scambiato qualche battuta.  «Non ci sono riscontri al racconto fatto»: ha tagliato corto ieri il procuratore capo, Ugo Adinolfi. Lo stesso commento del pm Romano e del capo della squadra Mobile, Giuseppe Testaì. Ufficialmente al racconto di Lara non sono stati trovati riscontri, di nessun tipo, e la violenza quindi è tutta da provare. Ufficiosamente si sa che la verità è venuta fuori a poco a poco, man mano che le richieste di conferma degli inquirenti di dati obiettivi sui particolari della ricostruzione dei fatti scoprivano e mettevano a nudo, invece, contraddizioni e falle.  La ragazza, che lavora in un'attività di Borgo, era uscita dal locale poco prima dell'una. Intorno alle due la madre sarebbe venuta a prenderla in auto in via Buonarroti, fuori ztl. Ma all'appuntamento Lara sarebbe arrivata solo alle tre e in lacrime, sconvolta. Il racconto alla mamma di una violenza subita, la corsa al pronto soccorso, l'arrivo alle tre e mezzo in ospedale, la visita dei medici che la dimettono la mattina alle sette con un generico referto di dieci giorni. Un referto generico però, dal quale, anche in questo caso, non sarebbero emersi particolari riscontri di violenze subite. A zoppicare sarebbero gli orari, ma uno dei riscontri più obiettivi per gli inquirenti sarebbe venuto invece da una delle telecamere dirette su piazza Sata Caterina, che avrebbe ripreso una notte ventosa, fresca, ma tranquilla, il passaggio anche di Lara, la sua conversazione con alcuni ragazzi, ma niente altro.  E allora da cosa nasce questo racconto dell'orrore che ha messo in allarme la città, su cui si è incentrato un intero comitato per l'ordine e la sicurezza, che ha portato il sindaco a riscrivere per la terza volta al Vimimale, che ha provocato raffiche di proteste da ogni fronte sulla vivibilità di una città ostaggio della criminalità e con poche forze a disposizione? Lara, 19 anni appena, fragile come tanti giovani, distrutta da un amore appena finito, roba che a quell'età sembra ed è una tragedia senza soluzione, voleva porsi al centro dell'attenzione dei genitori o dell'ex con qualcosa di plateale, ma di cui non aveva valutato le conseguenze? Voleva giustificare il suo ritardo agli occhi della mamma inventando una storia così, senza soppesarne la gravità? Sicuramente non immaginava cosa un racconto del genere avrebbe potuto scatenare ed ha scatenato.  Di certo le sue azioni, pur considerando lo stato di prostrazione in cui si trova, potrebbero avere forti conseguenze: due denunce, una per falso, l'altra per procurato allarme.  Una storia fotopia di un'altra avvenuta alcune settimane fa, quando una studentessa del nostro ateneo aveva detto di essere stata violentata da uno sconosciuto mentre a Sarzana andava a prendere il treno per venire a Pisa a lezione: racconto smontato, anche allora come ora, pezzo per pezzo come un puzzle.  

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