Sicurezza
Acquapark di Tirrenia, il via libera slitta ancora
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Unimmagine del Sunlight Park di Tirrenia Aperto al momento solo il ristorante. Continua l'attesa per le piscine e gli scivoli
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PISA. Conferenza dei servizi in Comune sul nuovo Acquapark costruito lungo il viale del Tirreno. Ancora però il percorso non è giunto a conclusione. «Tempi tecnici», è quanto emerge. Le amministrazioni e tutti i soggetti coinvolti stanno lavorando per arrivare quanto prima all'apertura pressochè completa della struttura. Dopo il taglio del nastro avvenuto lo scorso 9 agosto, alla presenza tra gli altri del sindaco Filippeschi, il "Sunlight Park" ha aperto solo uno spazio (il ristorante) rispetto a quanto previsto dal progetto e già realizzato. La conferenza dei servizi e la commissione di vigilanza e pubblico spettacolo (che riunisce tecnici dell'amministrazione comunale, dei Vigili del fuoco, dell'Asl e dell'Arpat) devono dare ancora il via libera per gli scivoli e le piscine. E' quindi risultato necessario un ulteriore aggiornamento. Roberto Baldereschi, marinese, ha investito nella struttura 9 milioni di euro, riconvertendo il vecchio Fantasilandia. L'attrazione è composta di sei scivoli di diverse dimensioni con undici discese, due piscine, giochi a terra, area a verde, ristorante e paninoteca. Il Sunlight Park sorge in un'area interamente tutelata dal Parco di San Rossore e rispetta fino in fondo i vincoli naturalistici. «Con pannelli solari e fotovoltaici - aveva detto il sindaco - si garantiscono tutti i servizi con energia pulita ed è perfettamente incastonato nel paesaggio». Sorto sui resti di un precedente parco giochi, sono state sfruttate, come aveva sottolineato il progettista Antonio Ghionzoli, «le precedenti volumetrie e dunque non c'è stata nuova consumazione di suolo». «Anche l'acqua delle piscine - aveva aggiunto Baldereschi - non sarà sprecata e sarà riusata per l'irrigazione». Insomma, un parco divertimenti a impatto zero e «a chilometro zero, visto che i soldi dell'investimento sono rimasti sul territorio perché le imprese che vi hanno lavorato sono tutte o quasi pisane». Ma tutte le questioni non hanno ancora trovato soluzione.
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