La manifestazione
Piazza dei Cavalieri, in 150 reclamano una città diversa
Candida Virgone
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Alcuni momenti dell’assemblea notturna in piazza dei Cavalieri2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Sotto accusa dalla piazza il primo cittadino e il Pd, grandi assenti, in parte anche perché - come hanno detto i dirigenti del partito - impegnati in sede, in Corso Italia, a un dibattito del circolo università sul tema «Città e università». In piazza invece si è parlato di spazi, di «militarizzazione della città, di istanze sociali delegate alla forze dell'ordine e non affrontate appunto come problema sociale». Circa centocinquanta persone, per lo più giovani, c'erano lunedì sera all'assemblea in piazza dei Cavalieri per discutere non solo di movida, dopo i fatti della Normale. La serata - è stato sottolineato dai partecipanti - ha segnato l'inizio di un percorso all'insegna della partecipazione, della gestione condivisa e della soluzione politica e non militare dei problemi. Che proseguirà domani con un nuovo intervento dei giovani in consiglio comunale e a settembre con altre iniziative. «La solidarietà del sindaco ai carabinieri - ha detto un esponente di Aut Aut - è l'emblema della gestione degli spazi sociali, di spazi in cui se non ci sono attività commerciali non dev'esserci nulla, da piazza dei Cavalieri alla Cittadella o al Bastione San Gallo». «Noi combattiamo la movida come sballo e uscita fuori di sé - ha detto Paolo Arduini, dei Comitati cittadini - ma anche la privatizzazione del divertimento. Si tratta di stili di vita che si devono equilibrare e di regole condivise, senza polizia nei quartieri e senza divisioni: le divisioni devono esser solo fra chi vuole legare il tempo libero al profitto con attività notturne ingorgate e inutili e chi vuole che la città viva culturalmente. Stare insieme è altro». Federico Giusti, dei Cobas, ha lanciato una sfida: «Basta con manifestazioni come Amici o di cucina, costruiamo noi un progetto in cui animiamo le piazze con una cultura alternativa. I poteri economici forti hanno costruito la criminalizzazione dei soggetti giovanili e una città a uso e consumo dei palazzinari». «Quest'amministrazione comunale - ha detto Ciccio Auletta di Rebeldìa - è latitante: va a Calambrone ad ascoltare chi non vuole gli immigrati, ma ignora un pezzo della sua città. La gara d'appalto della Leopolda, ad esempio, è una provocazione». Per Federico Oliveri, segretario cittadino di Rc «ora bisogna porre le questioni giuste, quale tipo di città vogliamo, senza speculazioni, liberismo e messa a profitto degli spazi sociali, prendendo in considerazione anche la periferia». «Una città - ha detto Francesco Cecchetti di Sel dopo gli interventi, fra i tanti, di Tijuana Project, Paolo Pierazzini, Sergio Bontempelli, Newroz - che non escluda nessuno e consideri gli studenti».
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