Sicurezza
Operaio di 56 anni dovrà rispondere di stalking, minacce, violenza privata e maltrattamenti
Toglie i soldi ai figli e li gioca al videopoker
Candida Virgone
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Le violenze familiari sono in continuo aumento Denunciato per vent'anni di soprusi alla moglie, due ragazze e un ragazzo
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PISA. «Ci trattava come una sua proprietà: hanno detto la moglie e i figli -. Eravamo suoi schiavi». «Non è vero: si difende lui - facevo solo quello che fa ogni padre di famiglia: controllavo che tutti si comportassero bene». «Dovevano dare a lui tutto quello che guadagnavamo - hanno aggiunto i tre figli - e poi andava a spendere quello che arraffava ai videopoker». E il racconto dei familiari, che si riferisce ad un lungo periodo di tempo, più di vent'anni, al termine di un'inchiesta della procura, ha portato alla denuncia di un operaio di mezza età. Nei guai è finito un pugliese di 56 anni, da moltissimo tempo stabilitosi a Pisa con la famigia, moglie e tre figli, che oggi l'hanno abbandonato. I primi ad andarsene furono i figli maggiori, un maschio e una femmina, diversi anni fa. «Stanchi di non avere alcuna libertà e di essere trattati male»: hanno detto, parlando dei soprusi e dei maltrattamenti di questo padre padrone. Poi, l'anno scorso, ad agosto, è arrivato l'abbandono della figlia più piccola, che oggi ha trent'anni, e della moglie. La prima ha trovato accoglienza in una struttura protetta, proprio per evitare di essere perseguitata, la madre è andata a vivere a casa dell'altra figlia. Le due donne, all'inizio di febbraio scorso, hanno presentato contro di lui una denuncia che ha portato ad un'indagine conclusasi in questi giorni con una raffica di accuse: maltrattamenti in famiglia, violenza privata, minacce aggravate e atti persecutori, cioè stalking nei confronti di tutti e quattro i familiari. La procura in effetti, data la gravità dei reati emersi nel corso dell'indagine e durati la bellezza di vent'anni, dal 1990 al 2010, aveva chiesto l'arresto del padre padrone; ma il gip, Guido Bufardeci, vista la non attualità dei fatti, data la trascorsa flagranza e non essendoci pericolo di fuga, ha optato per la sola denuncia a piede libero dell'uomo. L'inchiesta è in questi giorni alle battute finali, con l'avviso agli indagati di conclusione indagini. «In casa - hanno raccontato i figli - vigeva una sorta di clima di terrore, per ogni banalità scoppiava un putiferio, ci lanciava addosso addirittura dei coltelli». «Soprattutto nei miei confronti - ha detto la figlia più piccola davanti agli inquirenti - aveva un atteggiamento morboso: per anni mi ha seguito sul posto di lavoro (facevo la barista) per vedere con chi parlavo, cosa dicevo, cosa facevo, finché ho deciso, a malincuore, di lasciare il posto. Mi sono licenziata pur di evitare di sottostare dvanti agli altri a questa persecuzione. In casa non eravamo padroni dei nostri guadagni, che dovevano consegnare interamente a lui, per poi vederli sparire nelle macchinette di un bar dove andava a giocare. Praticamente è come se non avessimo potuto vivere...». Soprattutto sulla figlia minore, provata da anni di vessazioni, è stata disposta una perizia psicologica che è stata affidata alla dottoressa Donatella Raspaolo. Vessazioni ancestrali che probabilmente fanno parte della cultura contadina più antica e che forse sono sempre esistite, ma che oggi trovano voce, come i casi di violenza, nella maggiore consapevolezza dei propri diritti e nella acquisita capacità di denunciare soprusi e abusi.
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