Il Tirreno

Pisa

La studentessa “ministro”

«Al G8 abbiamo fatto meglio degli adulti»

Gianni Parrini
Francesca Larosa la studentessa che ha preso parte al G8 dei giovani
◗
Francesca Larosa la studentessa che ha preso parte al G8 dei giovani

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Ha vent'anni, conosce quattro lingue e anche se - da buona italiana - gesticola e parla a voce alta, è stata un ottimo ministro dello sviluppo in rappresentanza del Belpaese agli Youth summits.

Parliamo di Francesca Larosa, della Spezia, studentessa del secondo anno di Economia a Pisa. Tra maggio e giugno è volata a Parigi per partecipare agli incontri diplomatici tra giovani delegati, che rispecchiano nella formula e nelle modalità di svolgimento il G8 e il G20 cui partecipano i "Grandi" della Terra.

«È stata una esperienza molto interessante - racconta al telefono - In tutto c'erano circa 180 delegati e non è stato facile mediare tra le varie posizioni e tra le opposte visioni dei realisti e degli idealisti. Ma il documento finale che abbiamo prodotto lo considero un ottimo risultato.

Probabilmente l'osservazione dell'attuale classe dirigente ci ha permesso di non ripeterne gli errori». Appassionata di economia dello sviluppo, nelle vesti di ministro italiano al G20 si è occupata della volatilità dei prezzi del cibo, di produttività nel settore agricolo, di microcredito e delle rimesse agli immigrati, cioè dei soldi che le persone espatriate rimandano nei Paesi d'origine: «Su quest'ultimo argomento - spiega - noi italiani abbiamo portato avanti una proposta che, abbassando i costi per queste operazioni, favorirebbe l'utilizzo di canali formali e permetterebbe di tracciare con maggior precisione i flussi di denaro che entrano ed escono da uno Stato.

L'idea è stata accettata ed è entrata a far parte del documento finale». La futura classe dirigente è apparsa alla studentessa pisana quanto mai preparata e scevra da alcuni vizi propri degli attuali governanti: «Innanzi tutto non c'è stato bisogno di interpreti, perché tutti parlavano due o tre lingue - prosegue Francesca - Inoltre nessuno aveva una visione prettamente egoistica o ristretta agli interessi del proprio paese, ma tutti erano consapevoli di essere inseriti in un contesto globale.

E contrariamente a ciò che avviene nella realtà, i giovani europei hanno saputo parlare con una sola voce, indirizzando gli incontri anche più di Stati Uniti e Russia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore