Il Tirreno

Pisa

Sit-in e proteste di un gruppo di studenti che difende il giovane finito in carcere

«È stato medicato solo dopo tre ore»

Sit-in durante la conferenza stampa di ieri davanti al comando provinciale dell’Arma
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Sit-in durante la conferenza stampa di ieri davanti al comando provinciale dell’Arma

Gli amici del dottorando accusano: malmenato e non soccorso

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 PISA. «Lo hanno arrestato e poi malmenato per farlo entrare nell'auto e per portarlo via e inoltre l'ambulanza è stata fatta intervenire solo dopo tre ore». Sono queste le principali accuse verso i carabinieri, mosse dagli amici del giovane dottorando della Normale, arrestato nella notte fra sabato e domenica per non aver fornito le proprie generalità ai carabinieri.  Nel pomeriggio di ieri, una cinquantina di studenti ha inscenato un sit-in di protesta davanti al comando provinciale dell'Arma, in via Cavour, a poche ore dall'arresto del loro amico. La caserma dei carabinieri era presidiata da una trentina di militari alcuni dei quali in tenuta antisommossa, anche se caschi e manganelli erano riposti nelle sacche a tracolla. Prima dell'arrivo degli studenti, i militari avevano sgomberato l'area di tutti i loro mezzi e disposto piccoli gruppi di carabinieri ai quattro angoli del palazzo. Il sit-in si è svolto comunque senza alcun momento di tensione. Una sorta di quiete dopo la tempesta della sera precedente.  «Il nostro amico non ha dato i documenti ma i carabinieri non hanno motivato la loro richiesta e per questo, sotto gli occhi increduli anche dei poliziotti, è stato arrestato»: dicono ancora i giovani. Al momento dell'arresto, c'erano infatti anche due volanti della questura ed una pattuglia dei carabinieri. «Per mettergli le manette - continuano gli amici - lo hanno sbattuto sul cofano, poi gli hanno storto il braccio, ed hanno incominciato a strattonarlo tirandolo per le manette».  «A quel punto - è il racconto degli studenti - non ce l'abbiamo più fatta a rimanere a guardare anche perché abbiamo visto che al nostro amico colava del sangue dal mento». E raccontano che due giovani si sono messi davanti all'auto dei carabinieri dove c'era l'amico arrestato mentre i poliziotti cercavano di tenere lontani dalla vettura una trentina di giovani.  «Chi era al volante - spiegano - è partito ugualmente e due di noi si sono ritrovati sul cofano della pattuglia». A questo punto, una quarantina di studenti ha seguito i carabinieri arrivando fino alla caserma. «Erano circa le 3 e nessuno da dentro la caserma ci voleva fare entrare per sapere del nostro amico e quindi abbiamo chiamato un'ambulanza visto che lui era visibilmente sanguinante», raccontano ancora. L'ambulanza però non è stata fatta entrare ed alle 3.40 se ne è andata. Nel frattempo è cominciato il balletto di ben tre avvocati che hanno cercato di parlare con il giovane in stato di fermo per resistenza ed oltraggio.  Solo l'ultimo avvocato, Giulia Padovani ha fatto «breccia» nella caserma.  «Erano ormai le 4.30 - dicono gli studenti - quando al legale è stato concesso di parlare con il nostro amico mentre agli altri due avvocati i carabinieri buttavano giù il telefono».  Padovani è rimasta con l'assistito fino alle 5 passate e a quel punto, è arrivata finalmente una seconda ambulanza che ha portato il giovane al pronto soccorso, dove è stato stilato un referto che parla di trauma cranico, ferita al mento ed altre lievi contusioni guaribili in sette giorni. «Il nostro amico - concludono gli studenti - era già dentro alla festa della Normale come invitato ed era uscito solo perché sapeva che erano arrivati polizia e carabinieri, e dunque voleva fare da paciere. Tant'è che si è presentato con un pass della festa ed ha detto subito di essere un dottorando normalista». Carlo Venturini ALTRO SERVIZIO A PAGINA 2

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