Il Tirreno

Pisa

Trasparenza amministrativa, qualche ostacolo per vedere gli atti del Comune on line

Gianluca Campanella

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 PISA. L'intento è ottimo, ma ai risultati si arriva a volte con grandi difficoltà.  Stiamo parlando delle pubblicazioni ufficiali del Comune, che un tempo erano cartacee e appese nell'atrio di palazzo Gambacorti; oggi sono ancora esposte nel cosiddetto "Albo pretorio", ma questo è online e non più un luogo fisico. Ebbene, scaricare una delibera di giunta non è un'operazione così banale.  Dal primo gennaio 2011 la legge consente di assolvere su Internet gli obblighi di pubblicazione dei «provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale».  Il Comune di Pisa ha voluto dare di più: certificare la firma dell'incaricato che valida il documento; ma per farlo ci vuole un programma particolare. Ed ecco il problema: bisogna scaricarlo, installarlo, aggiornarlo e poi "lui" ti chiede una smart card che costa 29 euro. Non serve, ma il cittadino onesto non lo sa e non prova ad andare avanti. Ce lo ha spiegato l'assessore alle tecnologie digitali, David Gay: la chiavetta a pagamento è necessaria per generare quella firma e la possiede ciascun impiegato comunale che ha quel compito. Ma per leggere basta solo il software, che per la cronaca si chiama Dike ed è stato creato da InfoCert, uno dei sei possibili "autenticatori certificati" approvati dal ministero della Pubblica amministrazione.  Un confronto: in Provincia è tutto in chiaro su normali Pdf (il formato gratuito e universale per i documenti prodotti dai computer). Perché non imitarli? In alternativa, se proprio si vuole dare di più, si aggiunga una frasetta sul sito del Comune: «Per leggere, aprire con Dike senza ulteriori passaggi e senza costi».

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