Il Tirreno

Pisa

I medici restano senza Facebook

Carlo Venturini
I medici restano senza Facebook

Pisa, l’azienda ospedaliera blocca tutto: troppi accessi. E scatta lo scontro sulla produttività

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PISA. I medici piangono il caro estinto: Facebook. Da circa una settimana al personale dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa è stato interdetto l’accesso al social network che conta 750 milioni di iscritti nel mondo e che permette di stabilire amicizie basandosi sui profili personali. C’è chi, tra i medici, grida ad una sorta di censura in pure stile cinese ed iraniano, così come altri sanitari stigmatizzano il provvedimento come punitivo ed inutile. L’Azienda ospedaliera universitaria pisana non è comunque la sola ad avere messo il bavaglio ai social network, visto che anche l’Asl 5 di Pisa da almeno un anno ha adottato un provvedimento ancor più restrittivo, vietando l’accesso anche per YouTube ed eBay, la piattaforma di acquisti online. «Ci chiudono Facebook - dicono i medici dell’azienda ospedaliera -, ma ci lasciano il libero accesso al web ed a tutti i giornali online».

Come dire che di distrazioni sui media online ce ne sono forse anche di più che sui social network, dato che tutte le testate hanno rubriche dedicate ai viaggi, alla moda ed al gossip da spiaggia. Tutte le proteste che si rispettano devono però portare al loro interno un momento propositivo, tant’è che tra i medici serpeggia una proposta e cioè quella di lasciare il libero accesso ai social network almeno un’ora, magari nella pausa pranzo. «Facebook ed i social network non hanno niente a che vedere minimamente con la professione medico-sanitaria», taglia corto Carlo Rinaldo Tomassini, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria.

La decisione di rendere off-limits Facebook, sembra sia maturata per un accesso abnorme al social network. «Non siamo noi - spiega Tomassini - che disponiamo indagini sugli accessi informatici dei nostri dipendenti, bensì è il reparto di sicurezza informatica dell’Estav», l’ente per i servizi tecnico-amministrativi di area vasta. L’Azienda ospedaliera, dunque, prende solo atto di questo abnorme accesso ai social network. La protesta dei medici non trova sponda neppure in ambito sindacale. «Non esiste un solo contratto in cui si sancisca il vero o presunto diritto di accesso ai social network - dice Gerardo Anastasio, dell’Anaao di Pisa - quindi non agiremo. Anzi, siamo d’accordo con l’azienda». Tuttavia il divieto, oltre a non convincere i medici e gli altri sanitari, lascia non poche perplessità al professor Carlo Marletti che è docente di filosofia della comunicazione e del linguaggio presso la facoltà di lettere dell’Università di Pisa.

«Dal punto di vista empirico e degli studi fatti in materia di limitazioni di accesso ai social network - spiega lo studioso - emerge che questi provedimenti non funzionano, a meno che non si chiuda ogni accesso al web». Il docente muove una critica metodologica, ma ne aggiunge anche una di contenuto: «Ormai i social network veicolano informazioni di tutti i tipi comprese quelle scientifiche - dice Marletti - anche perché spesso ci sono intere comunità scientifiche che si scambiano idee ed opinioni».

Su Facebook ad esempio c’è The Lancet, una delle più importanti riviste di medicina a livello mondiale nata due secoli fa e che oggi raccoglie sul social network circa 40mila amici. E sempre su Facebook troviamo la pagina della British Medical Association e del Journal of American Medical Association con oltre 20mila iscritti. «La proposta di lasciare una finestra temporale di accesso ai social network - prosegue Marletti - mi sembra dotata di una forte dose di buon senso, anche perché un provvedimento generalizzato di blocco di tutti i social network, da tutti i computer e per tutto il giorno mi sembra eccessivo».

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