Trasporti
Non si farà neppure in agosto
Il Gioco del Mulino rischia di sparire
Pierluigi Ara
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CALCI. Gioco del Mulino a rischio. Non si è disputato a maggio, come da copione, neppure si farà ad agosto, in occasione della fiera del patrono Sant'Ermolao. Questa bella manifestazione storico-culturale, che ricorda gli antichi mestieri, tra le più originali a livello nazionale, potrebbe sparire, nel rimpianto generale. Esistono serie, effettive difficoltà. Si è intanto finalmente presa coscienza come non sia più proponibile la formula che ha contrassegnato le ultime edizioni. «Non va lo stratagemma di ricorrere a combattenti venuti da fuori, che non impersonano lo spirito di appartenenza del territorio», afferma con la riconosciuta competenza Ferruccio Bertolini, coordinatore dei giovani della cooperativa sociale Calci.it, protagonisti nell'organizzare eventi. Sono in realtà state smarrite le motivazioni alla base di ogni competizione campanilistica. Un palio di paese con gente, che non è del posto, e non, sente di rappresentare il rione, è destinato a soccombere. Per quanto hanno fatto, nel tempo, Renzo Zucchini e Nello Pellinacci, merita soprattutto apprezzamento. Strada facendo carenze, cattiva gestione e soprattutto la vis pugnandi sono venute meno. Si aggiunga che i commercianti non hanno gradito il trasferimento della macina nel parco comunale delle fonderie, lontano dal centro cittadino. C'è la presa di coscienza pressoché unanime che per salvare il salvabile, qualora fosse ancora possibile, bisogna rifondare il gioco, restituirlo alla espressione di quelle che sono il centro e le località di periferia, segnatamente la Pieve, Montemagno, La Gabella, La Corte, Nicosia, Castello, Pontegrande e Castelmaggiore. Per tentare di dipanare il bandolo della matassa, si offre Marcello Bartolomei, figura mitica del Gioco del Mulino oltreché del Gioco del Ponte: «Sono pronto a dare una mano, nei fatti e non a parole. Non esiteri un solo istante a ributtarmi nella mischia animato dallo spirito di sempre, dettato dall'amore per la nostra terra».
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