Il Tirreno

Pisa

Ospedale, novità promosse con riserva

Gianluca Campanella
La platea durante la presentazione dell’atto di indirizzo aziendale
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La platea durante la presentazione dell’atto di indirizzo aziendale

Per i sindacati la direzione è giusta, ma si chiede di potenziare il personale

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PISA. La riorganizzazione dell'Aoup, Aziendale ospedaliera universitaria pisana, presentata lunedì sera dal direttore generale, Carlo Tomassini, a parti sociali e consiglio di facoltà di Medicina, «va nella direzione giusta» secondo i sindacati. Ma si deve fare di più, perché l'ospedale è sotto organico, in particolare al pronto soccorso. Ancora: «Aspettiamo il 26 luglio, quando siamo stati convocati per concludere la concertazione, perché per ora sappiamo che i dipartimenti scenderanno da 12 a 11 e poco altro». Leonardo Fagiolini, segretario della Funzione pubblica Cgil - ospedalieri, premette che l'atto «va analizzato a fondo: abbiamo tempo per presentare le nostre osservazioni. Ma in prima battuta posso dire che ci voleva più coraggio». L'argomento è generale, non riguarda solo Pisa: «Non nascondiamo che i soldi sono sempre meno e per mantenere gli stessi servizi si deve riorganizzare in modo pesante». Quindi la diminuzione di un dipartimento «viene incontro a un'esigenza di razionalizzazione, ma si potevano accorpare molte più unità operative e limitare i laboratori».  Sembra paradossale, detto da un sindacalista, ma Fagiolini specifica che «riorganizzare non significa tagliare personale; anzi all'ospedale ci sono meno dipendenti di quanti ne servono e sono sottoposti a un carico di super lavoro». Quindi riorganizzare deve puntare a «stressarli di meno e a non fare ricorso allo "straordinario programmato": l'anno scorso il fondo è stato sforato di 250mila euro e quest'anno siamo già a mezzo milione».  Lorella Marini, di Cisl funzione pubblica, è quasi sulla stessa linea: «Il dg Tomassini ci ha presentato lo "scheletro" della futura organizzazione a Cisanello. Vogliamo però capire se, grazie alla diminuzione dei dipartimenti, sarà migliorata l'efficienza del servizio e saranno recuperate risorse».  Marini non nega il rispetto degli impegni presi: «Ad oggi i nuovi dipendenti che l'azienda aveva promesso di assumere sono, in effetti, già quasi tutti in servizio, così come sono stati stabilizzati alcuni precari».  Sono entrati, infatti, circa 75 nuovi infermieri (e altri ne saranno assunti per "coprire" i posti resisi vacanti da chi va in pensione), mentre sono stati stabilizzati 34 infermieri che avevano un contratto a tempo determinato. Ancora, sono entrati 14 operatori socio sanitari e 10 ne sono stati stabilizzati. Infine sono operativi cinque nuovi tecnici di laboratorio.  Ma, secondo Marini, non basta: «Le nuove assunzioni, come temevamo, non sono sufficienti. Nel "nuovo" Santa Chiara gli spazi e i pazienti serviti sono raddoppiati, forse addirittura quintuplicati rispetto al passato. Il pronto soccorso è ancora in affanno, così come i laboratori di analisi e diversi dipartimenti». E sta per presentarsi il ciclico problema della bella stagione: «Con l'arrivo dell'estate, poi, la carenza di organico si fa ancora più sentire. Una situazione non più sostenibile».  Sull'altro fronte, quello dei "luminari", un professore che preferisce non comparire racconta la presentazione del nuovo atto azienadale come «ottima: è stata ben recepita, perché non solo ha fatto capire i punti cruciali del cambiamento, ma ha coinvolto tutti in questo progetto ambizioso». In pratica, il cambio di mentalità che sta alla base della riorganizzazione, comporta «un grande lavoro e una grande responsabilità da parte dei direttori e di tutti quanti» e sembra che la gente sia stata «contenta» del nuovo stimolo.  La novità più grande della nuova struttura è la creazione dei percorsi d'assistenza, che mettono al centro il paziente e la sua malattia: essi sono intra o extra dipartimentali e si prefiggono di studiare la terapia più opportuna per il degente, personalizzandola sulle eventuali contemporanee patologie, senza dover aspettare di curarle una alla volta. Con un occhio, è ovvio, anche ai costi.

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