Il Tirreno

Pisa

Fotovoltaico, indaga la procura

F.S. e M.M.

Confermata l'apertura di un fascicolo sul caso San Miniato

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 SAN MINIATO. Fango, polvere e affari. Si nasconde un po' di tutto all'ombra degli specchi di nero silicio destinati a invadere le campagne di Isola e Roffia. È questa l'ipotesi su cui è impegnata a far luce la procura di Pisa, che sul caso del fotovoltaico sanminiatese ha ufficialmente aperto un fascicolo d'indagine. C'è la conferma dell'inchiesta, ma resta aperto il ventaglio delle ipotesi di reato e dei possibili indagati.  Per ricostruire la vicenda e il puzzle di rapporti e interessi che ha dato forma al lago di specchi, in questi giorni saranno sentiti i politici e gli amministratori che hanno sostenuto la corsa a sindaco di Vittorio Gabbanini. Tutti nel mirino della Fiamme Gialle, a partire da quel Comitato che più di altri ha organizzato e sostenuto la campagna elettorale dell'attuale primo cittadino.  Nei giorni scorsi sono stati ascoltati i proprietari dei terreni. «Che le forze dell'ordine indaghino e facciano il loro lavoro, noi non abbiamo niente da nascondere», dice la sua Paolo Nacci, vicepresidente Coldiretti che rientra tra nel gruppo di chi ha affittato il terreno per l'installazione di pannelli e che, quindi, sta portando avanti l'affare. C'è chi, invece, gli investimenti li sta facendo solo per metà. E' il caso della famiglia Zanardo, agricoltori e allevatori leader in tutta la provincia, anche loro ascoltati dagli agenti. «Noi più di altri avevamo l'interesse agricolo vero per fare questi parchi fotovoltaici, invece ce ne hanno autorizzati 7 su 15. Quello che mancava a noi? Gli agganci politici». E poi nella matassa di chi aveva fatto richiesta di installazioni, con tanto di nome riportato anche nella graduatoria del Comune, rispetto alle manifestazione di interesse, spunta chi, alla fine, è stato messo da parte come Pierangiolo Faraoni e Ivo Baldini.  E poi ci sono gli amministratori delle imprese che si sono tuffate nell'affare green a dire la loro. Da una parte quindi, le Fiamme Gialle che cercano garanzie di legalità rispetto a contratti, diritti di superficie, autorizzazioni e intrecci di potere i finanzieri. Dall'altra ci sono i protagonisti della matassa, tutta da sbrogliare.  A dar manforte alla procura anche l'esposto denuncia presentato da una cinquantina di cittadini, in cui si invitano i magistrati a far luce su una vicenda in cui ritengono «che l'intero iter amministrativo che ha consentito o sta per consentire che venga istallato in una zona agricola un enorme parco fotovoltaico, sia meritevole di un' accurata indagine per verificare se siano stati o meno commessi fatti penalmente rilevanti».  L'esposto denuncia fotografa le 32 richieste per impianti a fronte di una produzione complessiva di circa 30 megawatt. Tutti di potenza inferiore al megawatt, insistono su terreni adiacenti per una superficie complessiva di 70 ettari, con domande riconducibili agli stessi investitori.

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