Finanza
IL BANDO
Via Pisano, presto il responso
Gianluca Campanella
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PISA. Si saprà nei prossimi giorni il vincitore dello spazio di via Andrea Pisano, bandito dal Comune qualche mese fa. Si tratta di un'ex palestra nell'area del palazzetto dello sport, che doveva essere assegnata entro il 15 maggio e che molti in città indicavano come la futura sede di Rebeldìa. Il centro sociale, infatti, a fine febbraio aveva lasciato via Battisti (di cui usufruiva in comodato gratuito) per consentire i lavori della Sesta Porta. Dopo una lunga trattativa con Comune, Provincia, Università e Diritto allo studio, l'assessorato alle politiche giovanili di Pisa aveva deciso di pubblicare un avviso pubblico per la manifestazione di interesse verso l'immobile posto tra via Pisano e via Atleti azzurri. Ma l'8 aprile, poche ore prima della chiusura, Rebeldìa si è tirata indietro sostenendo che il Comune non aveva rispettato i patti. Tre associazioni, invece, hanno partecipato: Movimento cristiano dei lavoratori, il cartello la "Cittadella di san Ranieri" e Società canottieri Arno. In città si sono rincorse parecchie voci sul motivo del ritardo, che l'assessore al sociale Maria Paola Ciccone smentisce in modo categorico. Qualcuno insinua che il bando fosse volutamente troppo complicato, affinché non ci fossero idonei e si passasse in un secondo momento all'assegnazione diretta, procedura che Rebeldìa ha sempre chiesto. Ma ieri Ciccone ha voluto chiarire: ricordando che la decisione spetta a una commissione tecnica e che la politica non soprintende alla valutazione dei candidati, Ciccone spiega che «l'ingegnere Michele Aiello, dirigente tecnico del Comune e membro della commissione esaminatrice, è stato nominato anche responsabile del Giugno Pisano; pertanto non ha avuto il tempo materiale di parteciapre alle riunioni della commissione e l'attività di questa è rimasta sospesa». Già in passato Ciccone aveva voluto placare le voci, allora contrarie, quando Rebeldìa chiedeva l'assegnazione senza concorso e argomentava che era nella facoltà del Comune farlo. L'assessore allora precisò: «Abbiamo voluto seguire la strada della legalità e della trasparenza», mettendo a disposizione dei cittadini, e non di qualcuno in particolare, quel bene pubblico. Come dire, se davvero avessimo voluto, potevamo farlo prima.
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