La manifestazione
Battini si offre di comprare il 100%
Antonio Scuglia
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AC PISA. Piero Camilli e Carlo Battini insieme allArena Garibaldi «Facciamo stimare la società da un esperto: pago senza problemi»
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PISA. Il giallo Ac Pisa verso una soluzione, non drammatica per di più: il presidente Battini raccoglie l'invito-sfida di Camilli («O io o lui») e si dichiara pronto ad acquistare le sue quote. E il progetto Cittadella dello sport va avanti a gonfie vele. Era stato proprio il futuro centro sportivo al servizio Pisa a fornire l'occasione per la rottura, quando, il 6 giugno, Pier Camilli rivelò la sua intenzione di uscire da quel progetto - e quindi anche dal Pisa - aggiungendo due giorno dopo: «E' un percorso che si è interrotto. Non posso andare avanti con persone con le quali non ci troviamo d'accordo». L'area individuata per la costruzione della "Cittadella dello Sport" è di 17 ettari, tra Gagno e via Pietrasantina, ma oltre due terzi di questi (11 ettari, lato Pontasserchio) dovranno essere destinati a parco urbano. Il parco sportivo potrà avere una superficie di poco superiore ai 5 ettari e vi si potranno realizzare: una palestra, gli spogliatoi, i campi sportivi, una foresteria, lo spazio commerciale con due negozi da 250 metri quadrati ciascuno, bar-ristoro, uffici e centro direzionale. Una struttura al servizio del club di calcio, specificano i soci, e non una speculazione immobiliare. Ma che il centro sportivo sia stato la causa reale dei dissidi oppure no, la rottura fra i due «soci forti», Camilli e Battini, è ormai consumata. E Carlo Battini, presidente del Pisa, ora rilancia: «Condivido il fatto che non vi sono più le condizioni per andare avanti insieme. Sono pronto da domattina a fare stimare le quote della società per quantificare il valore reale». Oggi le quote dell'Ac Pisa sono le seguenti: 20% Camilli, 31% Enrico Valentini (avvocato, fiduciario di Camilli), 40% Carlo Battini, 8% Stefano Sbrana, 1% tifosi (comitato Vecchio cuore nerazzurro). La società non risulta avere alcun debito, salvo ovviamente la normale gestione: i soci hanno sempre ripianato di tasca propria le pendenze. Dopo le dichiarazioni "politiche" dei due (ormai quasi ex) soci, si va dunque verso la soluzione: «Camilli e Valentini - dice Battini - hanno dichiarato di volere vendere le quote: io confermo la volonta' di acquistarle, ma pagandole il giusto valore, da persone serie, non un euro in più o in meno di quanto valgono». Il percorso è tracciato: «Nominiamo uno o due esperti di società di calcio, che raccolgano la fiducia di entrambi, e facciamo stimare la società. Sono quindi pronto a incontrare Piero Camilli in qualunque giorno e luogo per chiudere questa vicenda, per garantire una seria e ambiziosa ripartenza sportiva all'Ac Pisa 1909. Se veramente Camilli e' d'accordo sul percorso, possiamo chiudere la questione in pochi giorni. Io sono pronto per fare la mia parte, nel rispetto della forma e della sostanza». Battini vuole comunque ricordare un passaggio «dovero per il rispetto alla città e alla mia famiglia: la stima della società è un passaggio serio per affrontare la questione, perché era inaccettabile la prima proposta di Camilli di volere fissare il prezzo e l'acquirente, ma evidenzio che senza il versamento delle somme necessarie per l'iscrizione, anticipate dalla famiglia Battini e da Stefano Sbrana per la propria quota, non vi sarebbe stata alcuna società da stimare perché saremmo ripartiti dalla Seconda o dalla Terza categoria». Nei giorni scorsi infatti il Pisa si è regolarmente iscritto al campionato di Lega Pro Prima divisione (cioè la C1), dopo aver passato qualche settimana di paura, conseguente all'annuncio del disimpegno di Camilli. Quest'ultimo, che è anche presidente del Grosseto, ha speso molti soldi in questi due anni, insieme a Battini, per fare rinascere il Pisa dopo il fallimento di Pomponi: vinta la serie D nel 2010, il club ha ottenuto - pagandolo salato - il ripescaggio in C1 e quest'anno si è salvato meritatamente, ma la città ora chiede di puntare a qualcosa di più. E per farlo, occorre che gli assetti societari siano definiti al più presto, per poter programmare con la dovuta calma. «La città - spiega l'avvocato Andrea Bottone, rappresentante del comitato Vecchio cuore nerazzurro (i tifosi) - ha bisogno di chiarezza, programmazione e stabilità. E' necessario che si metta per iscritto cosa si vuol fare e ci si impegni ad accettare la perizia di un terzo, non pisano e scelto di comune accordo, sulla valutazione delle quote nel più breve tempo possibile». Bottone condivide la linea del presidente: «Esigo rispetto per tutto il lavoro fatto dal Cda e rilevo che, senza l'esposizione e lo slancio della famiglia Battini e di Sbrana, quando Camilli era distante, oggi non parleremmo di niente perché il Pisa non ci sarebbe. Auspico un incontro a breve fra Battini e Camilli, per una soluzione condivisa e indolore». E la Cittadella dello sport? «Si tratta di una grande opportunità per il Pisa. Il percorso seguito è stato limpido, lineare e pubblico: Camilli ha deciso di tirarsene fuori, nessuno lo aveva escluso dalla compagine societaria». La società "Centro sportivo Repubblica di Pisa Srl" è oggi composta da Carla Battini, figlia del presidente del Pisa (47% delle quote), Edilcentro di Andrea Bulgarella (47%) e Stefano Sbrana (6%). E' una società nuova, che prende il posto della "Centro sportivo Città di Pisa Srl", ovvero il progetto originale, che era così composta: Camilli (35%), Edilcentro (34%), Carla Battini (26%) e Sbrana (6%).
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