Finanza
A Pisa la corsa dei prezzi fa il record
Giovanni Parlato
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Un incremento allinflazione è arrivato dallaumento delle tariffe delle corse cittadine e extraurbane degli autobus Inflazione al 3% come a Roma e Venezia, più alta che a Firenze
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PISA. L'inflazione corre e in città ancora di più. La media nazionale, dopo l'accelerazione su benzina e alimentari, è al 2,7%, mentre a Pisa è al 3%. In Toscana la nostra città è quella dove l'aumento del costo della vita è più marcato, superiore alla stessa Firenze con +2,8%. Pisa, in un quadro nazionale, è fra le prime città italiane dove l'inflazione galoppa. La prima - dati Istat - è Bari con 3,5%, seguono Roma, Venezia e Pisa con il 3%. Proprio gurdando i capitoli di spesa della tabella che pubblichiamo, l'incidenza maggiore arriva dalla voce dei trasporti che incide con 15,78%. Dal primo marzo di quest'anno sono aumentati i biglietti dei bus e gli abbonamenti delle corse extraurbane: il rincaro è stato del 10%, ma le tariffe erano ferme da due anni. Mario Silvi, presidente del Cpt (Consorzio pisano trasporti), aggiunge che il ritocco è una forma di investimento: «Con i tagli del governo ai trasporti pubblici locali, la Regione ha diminuito gli stanziamenti. Ora tutti i soldi in più che riceviamo dalle tariffe li utilizziamo in chilometri di percorrenza, che diversamente avremmo dovuto tagliare». Altre voci che incidono sull'inflazione sono i prodotti alimentari e bevande alcoliche (+15,23%) e servizi ricettivi e ristorazione (+13,08%). Nella prima voce, aumentano prodotti primari come pane, pasta, carne esclusa quella suina, il latte. Per quanto riguarda la seconda voce, nello specifico, si registrano aumenti di consumazioni al bar, alberghi e campeggi. Costa anche di più vestirsi e, in questo settore, il maggiore aumento riguarda le calzature per ambedue i sessi e gli indumenti per donna. Con i saldi che cominciano oggi, chi non ha potuto comprare prima lo farà in questo periodo con un risparmio di gran lunga superiore a quel 7,90% che troviamo nella tabella. Abbiamo chiesto a due docenti dell'Università di Pisa di commentare il dato pisano dell'inflazione. Secondo Alessandro Volpi, presidente del corso di laurea di Scienze politiche, internazionali e dell'amministrazione, «i dati sull'inflazione a Pisa sono sostanzialmente in linea con quelli nazionali ed anche gli andamenti delle diverse voci riflettono il quadro generale, dove energia e alimentari danno una spinta rilevante. Di particolare rilievo, in termini di competitività locale, risulta l'avvertibile incremento dei prezzi del settore turistico e ricettivo, che peraltro ha un'incidenza non trascurabile nel complesso del paniere». «Crescono anche gli affitti reali - continua Volpi - a dimostrazione di un mercato ancora vitale. Nell'insieme la crescita dell'inflazione potrebbe creare alcuni problemi al contesto locale se dovesse abbinarsi ad ulteriori inasprimenti tariffari e se la probabile stretta creditizia imponesse interessi maggiori agli utenti del sistema bancario. Sotto quest'ultimo aspetto, il beneficio che l'inflazione può produrre in relazione alla minore onerosità dell'indebitamento deve essere attentamente correlato con gli effetti recessivi generati da un costo del denaro più alto; una valutazione che coinvolgele imprese come i destinatari di mutui». A sua volta, per Carlo Casarosa, docente di Economia politica del Dipartimento di Scienze economiche, «se il ritmo di crescita dei prezzi è moderato, una leggera accelerazione del tasso di inflazione, limitata nel tempo, non produce alcun danno al sistema economico ed anzi può essere utile, in quanto provoca una riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil nominale e, quindi, alleggerisce l'incidenza, sul Pil, degli interessi che lo Stato deve pagare». «Naturalmente - prosegue il docente - se l'aumento del tasso di inflazione provoca un aumento dei tassi d'interesse, il vantaggio per la finanza pubblica si riduce fino a scomparire. Tuttavia per un certo lasso di tempo il vantaggio c'è stato. A parte queste considerazioni di finanza pubblica, è comunque evidente che un qualsiasi sistema economico, locale o nazionale, può rimanere competitivo se e soltanto se presenta, nel medio-lungo periodo, una dinamica dei prezzi in linea con i concorrenti. Una divergenza di breve periodo non importa molto, mentre un tasso di iflazione sistematicamente più elevato di quello dei concorrenti sarebbe grave. Nel mese di giugno il Comune di Pisa ha registrato un tasso d'inflazione del 3%, apprezzabilmente più elevato della media nazionale. Il differenziale sfavorevole è probabilmente dovuto a circostanze occasionali e in questo caso non solleva alcuna preoccupazione in quanto dovrebbe scomparire nei prossimi mesi. Qualora, invece, il differenziale persistesse dovremmo impegnarci ad individuarìne e a rimuoverne le cause».
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