Proteste
Arrestato per tentato omicidio
Candida Virgone
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Said Guesmi e in alto De Luca e CataneoLa caccia durata 104 ore: ha ridotto in fin di vita uno spacciatore
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PISA. Braccato in 104 ore di indagini e pedinamenti. È stato arrestato mercoledì sera dai carabinieri, con la grave accusa di tentato omicidio, un tunisino trentenne. È stato lui a ridurre in fin di vita un connazionale, un giovane poco più grande (ha 32 anni), colpito a sassate e bastonate in testa nelle prime ore di sabato scorso davanti ad alcuni automobilisti increduli alla Darsena. E sono state proprio le testimonianze di comuni cittadini, gente perbene che stava andando al lavoro e che ha messo fine al massacro fermandosi e provocando così la fuga dell'aggressore, a mettere a posto i pezzi dell'ennesimo fatto di sangue che poteva finire in un nulla di fatto. In tre infatti hanno dato l'allarme e hanno collaborato con i carabinieri per dare un volto all'autore del pestaggio, descritto minuziosamente e riconosciuto nelle foto segnaletiche delle forze dell'ordine. Sulla convalida del suo arresto, chiesto dal pm Giovanni Maddaleni, che ha diretto i carabinieri in questa inchiesta lampo, il giudice si pronuncerà questa mattina. Al don Bosco è finito Said Guesmi, uno dei tanti disperati che vivono ai margini, vittime di una strombazzata solidarietà che non riesce a concretizzarsi in un'accoglienza reale, gente catalogata con espressioni da freddo verbale: clandestino, senza fissa dimora, pregiudicato. Ha tanti precedenti infatti Said, non solo per spaccio, l'ambito che si sospetta al centro della lite, ma anche per rapina e reati contro il patrimonio. Sabato alle 7 litiga con Adel Guesmi alla Darsena, nel sottopasso all'incrocio fra via Aurelia Sud e via Colombai, allo vincolo della superstrada, a poche centinaia di metri da alcuni capannoni abbandonati che per questa umanità di serie B rappresentano un tetto. Secondo gli inquirenti il motivo del contendere è il mercato della droga nel cuore della città, fra la stazione, piazza delle Vettovaglie e piazza Garibaldi. A ricostruire l'agguato, ieri mattina in caserma, il vicecomandante, col. Angelo De Luca, e il responsabile del nucleo investigativo, ten. Michele Cataneo. Sabato mattina alle 7 in quel posto sono in tre, tutti dello stesso paese: c'è Said, un connazionale rimasto per ora sconosciuto e che secondo i testimoni ha cercato di fermarlo inutilmente, e Adel, ora in ospedale a lottare fra la vita e la morte. Aggressore ed aggredito portano lo stesso cognome, Guesmi. Said lo colpisce ripetutamente alla testa, al punto da provocare la perdita di materia cerebrale. Quando due automobilisti scendono coraggiosamente di macchina per mettere fine al massacro lui scappa in una direzione, il ragazzo che cercava di bloccarlo in quella opposta. I due testimoni, una coppia di pendolari che viene in città per lavoro, danno l'allarme e il loro racconto verrà confermato da uno spezzino che passa dalla zona, vede tutto, e appena arriva a La Spezia va dai carabinieri a raccontare ogni cosa. E mentre Adel, in condizioni disperate, mai uscito dal coma, viene sottoposto a due interventi alla testa in clinica neurochirurgica, dove lotta ancora fra la vita e la morte, i carabinieri intercettano il cellulare di Said e lo pedinano, finché non capiscono che sta preparando la fuga dall'Italia: lo bloccano mercoledì sera alle 7, 104 ore dopo il massacro, a Vicopisano, mentre la sua compagna, una ragazza del posto di 26 anni, gli sta consegnando un cambio di abiti. La caccia, che riceve i complimenti del sindaco, è finita.
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