Il Tirreno

Pisa

Il Comune rilancia il registro delle unioni civili

Gianluca Campanella
L’incontro pubblico dedicato alla lotta all’omofobia
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L’incontro pubblico dedicato alla lotta all’omofobia

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 PISA. La città della Torre diventa capitale italiana dei diritti civili. Subito l'amministrazione comunale avvierà una riflessione con tutte le associazioni coinvolte per rilanciare il registro delle "coppie di fatto". E in autunno si terrà l'assemblea nazionale dei sindaci dei municipi che già hanno un simile registro, per chiedere al governo una legge in quella direzione.  È quanto emerge dalla giornata mondiale dell'orgoglio omosessuale che ieri, per la seconda volta a Pisa, è stata celebrata issando sul ponte di Mezzo la bandiera Arcobaleno, simbolo della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisex e transgender).  Due ore prima, alle 10, c'è stato l'incontro pubblico alle Logge dei banchi con i big del movimento per le lotte lgbt: Anna Paola Concia, Vladimir Luxuria, Paolo Patanè e Alessio De Giorgi.  Rispondendo alle domande della platea, l'assessore alle pari opportunità, Marilù Chiofalo, ha ricordato che al momento sono 32 le coppie di fatto presenti nel registro del Comune. Primo in Italia (è nato il 7 luglio 1997), ha totalizzato anche più nuclei familiari: nel tempo qualcuno ha scelto di sposarsi e altre coppie si sono separate. Sono iscritti più etero che omosessuali. Infatti, non si fa distinzione e i requisiti richiesti sono due: l'assenza di «vincoli legali di parentela», la voglia di manifestare legami «affettivi, solidaristici e di assistenza morale e/o materiale»; poi, che i «due interessati siano in coabitazione da almeno un anno e abbiano la dimora abituale a Pisa».  Chiofalo imputa alla poca pubblicità la bassa adesione al registro: per questo sarà avviata una collaborazione con le sigle che "militano" per i diritti civili. Forse un'altra causa sono gli scarsi vantaggi dell'iscrizione: per entrare nelle case popolari non serve, dal momento che la legislazione nazionale in quel caso già riconosce il "more uxorio", cioè la convivenza. Al contrario, essa non può scavalcare le norme statali in presenza di gravi malattie: le decisioni spettano ai familiari o al coniuge.  Resta il «simbolo, che vale tanto», come suggerisce il sindaco Marco Filippeschi, che conclude l'incontro con un discorso appassionato e non rituale: «La vostra battaglia ha delicatezza, forza e coraggio. Voi rappresentate la cultura e un'alternativa ai violenti». Il titolo dell'assemblea è proprio dedicato all'«omofobia, vituperio delle genti». Filippeschi spiega che tra quei due «mondi diversi, bisogna far vincere quello migliore» e mette «a disposizione» la città e la Lega delle autonomie, di cui è presidente: «Aspettiamo che ci chiamiate».  Concia non si fa pregare e, «avida di alleanze», propone a Pisa e ai suoi «45mila universitari» di ospitare in autunno la prima assemblea nazionale dei sindaci di città con i registri civili: sono una sessantina in Italia e proveranno a spingere il governo a «fare una legge contro le discriminazioni, che in altri Paesi si approverebbe d'ufficio». Filippeschi, con fascia arcobaleno e non tricolore, accetta di rendere Pisa «città laboratorio» per i diritti.

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