Il Tirreno

Pisa

Davanti al gup ventenne parricida

Candida Virgone
Simone Greco
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Simone Greco

Colpì il padre alle spalle con 150 coltellate al rientro da una gita in moto

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PISA. Giovedì udienza preliminare davanti al gup Concettina Garreffa per Simone Greco, il ragazzo pisano che in un raptus, il 10 ottobre dell'anno scorso, uccise il padre Michele, 54 anni, sottufficiale della 46ª Brigata aerea, con 150 coltellate. Per il ragazzo, che all'epoca aveva 19 anni e che oggi ne ha compiuti 20, difeso dall'avvocato Silvia Davini, il pm Aldo Mantovani ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela.

Il ragazzo uccise il padre con 150 coltellate al termine di una gita in moto a San Gimignano che doveva essere un momento di condivisione e chiarificazione, che doveva dare una sterzata ad una vita giovane eppure già bruciata con la droga, amicizie non condivise e interrogativi su un futuro che i suoi volevano diverso, e che invece si è conclusa in un bagno di sangue, nell'esplosione di una rabbia covata a lungo e di una furia cieca contro quel padre colpevole solo di amarlo. Freddo, distante, quasi incapace di rendersi conto di quanto era accaduto subito dopo i fatti, sotto l'incalzare delle domande degli inquirenti Simone si era trasformato e la furia aveva lasciato il posto alle lacrime e la consapevolezza ad un velo di rimorso, il delirio aveva ceduto il passo ad una prostrazione infinita.

Padre e figlio erano sulla moto Transalp del maresciallo, poco prima delle nove di una domenica sera. Erano quasi arrivati a casa, in via Santi Vecchi, ad Agnano, frazione di San Giuliano. Michele guidava, quando Simone, seduto dietro, avvinghiato a lui, ha estratto di tasca il suo coltello a scatto, un coltello che portava sempre con sé, di genere proibito, con una lama di circa 10 centimetri, e lo ha colpito dapprima al petto e al collo, poi anche dietro, alle spalle. Il maresciallo ha lasciato la presa, la moto è scivolata lentamente a terra, quasi da ferma. Il sottufficiale, per quanto ferito a morte, ha cercato di scappare, ha percorso quattro o cinque metri verso una casa vicina, come hanno raccontato vistose tracce di sangue, ma poi, forse colpito ancora, si è accasciato sull'asfalto.

A terra Simone sarebbe tornato a colpire con rabbia cieca, tante volte, quel padre colpevole - forse - di aver voluto frenare la sua corsa verso un percorso difficile e malato: studi interrotti, abuso di droghe, tante, le cure del Sert, il male oscuro della depressione, amicizie sbagliate, un recente Daspo, e infine un ricovero in clinica psichiatrica, da cui era uscito da poco. Poi aveva gettato l'arma in un fosso e col cellulare aveva chiamato il 118, inventando una scusa che non ha mai retto: sono stati stranieri sbucati dal buio, per una partita di droga non pagata. Ma lui era salvo e i suoi vestiti pieni di sangue, troppo per un tentativo di soccorso.

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