Sicurezza
Rifiuti, guerra degli inceneritori
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L’inceneritore di OspedalettoLa chiusura di Ospedaletto frenata da Livorno e Lucca
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PISA. Un termovalorizzatore, o inceneritore, in meno a Pisa (quello di Ospedaletto); uno più grande a Livorno; e uno più moderno a Pietrasanta (Falascaia). Nella pianificazione a lungo raggio, da qui al 2020, queste previsioni sono scritte in modo chiaro. Ma c'è qualcosa che ancora non torna. E' da qualche tempo che sia dal fronte livornese che da quello lucchese sono iniziate a girare voci diverse. Si sollevano dubbi, emergono perplessità che potrebbero far pensare anche ad una volontà, magari parziale, di marcia indietro. L'argomento è tornato a galla qualche giorno nei corridoi del palazzo dell'amministrazione provinciale di Pisa, dove si stava presentando il consorzio di cooperative della costa toscana che vuole concorrere alla gara per il servizio di gestione dei rifiuti indetta dall'Ato. Tutto questo sta alimentando preoccupazioni, sul versante pisano e non solo. Si sta in effetti per entrare nella fase decisiva per il nuovo piano interprovinciale dei rifiuti. Come ormai noto, i piani precedentemente stilati a livello esclusivamente provinciale, in accordo con il quadro regionale, ora per la prima volta si allargano, arrivando a collimare con i tre Ato rimasti (da dieci che erano): la provincia di Pisa è insieme a quelle di Livorno, Lucca e Massa Carrara. In pratica, la questione dello smaltimento dei rifiuti deve essere affrontata e gestita tenendo conto delle esigenze complessive di questi quattro territori. L'iter del nuovo piano interprovinciale si trova nella fase dei documenti intermedi; è questo il passo immediatamente precedente l'approvazione che dovrà arrivare da parte dei consigli provinciali. Uno dei pilastri del piano è proprio quello degli impianti, a cominciare dagli inceneritori: per i rifiuti che non andranno in discarica, oltre al miglioramento della raccolta differenziata e della riduzione alla fonte, è previsto un indirizzamento alla termovalorizzazione. Negli scenari di piano fin qui formulati, la strategia era ben definita, oltre che deliberata da tutte le giunte provinciali interessate nell'autunno scorso. Ora però, in larga parte sotto la pressione delle comunità locali, qualche tentennamento emerge. Allo stato attuale della programmazione, quello che dovrebbe succedere nei prossimi anni è qualcosa di parecchio articolato. L'inceneritore di Ospedaletto (che tratta all'anno circa 60mila tonnellate di rifiuti) ha una previsione di dismissione al 2020; dovrebbe dunque correre ancora per non molti anni e poi essere chiuso. Ciò avverrebbe, nell'ambito degli accordi complessivi di area vasta, attraverso la contemporanea costruzione di un nuovo, grande termovalorizzatore sul territorio livornese, capace di accogliere 350mila tonnellate di rifiuti all'anno; quello del Picchianti arriva ora a 60mila tonnellate. Al tempo stesso, i lucchesi dovrebbero provvedere all'ammodernamento dell'inceneritore di Falascaia, portandolo ad una capacità di 50mila tonnellate all'anno. Ma è proprio sul procedere lungo queste direzioni che starebbero sorgendo dubbi crescenti. In più ci sono altri fronti caldi, quelli degli impianti di compostaggio, sempre al servizio degli interessi complessivi delle quattro province costiere. Se a Gello di Pontedera si sta andando avanti secondo i programmi (con un ampliamento della capacità di trattamento da 21mila a 85mila tonnellate), non altrettanto si sta verificando a Capannori (Lucca), dove per il nuovo impianto da 50mila tonnellate non succede praticamente niente. Si prospettano quindi altre riunioni particolarmente accese sul tema, considerando i riflettori sempre più accesi delle popolazioni e dei comitati dei cittadini. Il 30 giugno, nel palazzo dell'amministrazione provinciale di Pisa, non a caso è convocata una riunione dei rappresentanti dei quattro enti. Accelerare o rivedere (ma come?) gli scenari di piano deliberati: questo è un vero dilemma.
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