Finanza
Movida e proteste, tra giovani e abitanti l'intesa è possibile
Gianluca Campanella
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PISA. La prima assemblea pubblica in piazza dei Cavalieri, si conclude con l'impegno di rivedersi per discutere ancora di spazi sociali in città. E registra due risultati: non c'è contrapposizione tra studenti e residenti o, che dir si voglia, tra giovani e anziani; inoltre, si chiede all'amministrazione di investire sulla vivibilità e non concentrarsi solo sulla «vetrina» da offrire ai turisti. Martedì sera alle 22 c'erano 120 partecipanti; un'ora e mezza dopo erano più del doppio e tutti soddisfatti del clima «costruttivo». L'incontro è stato promosso dal movimento "Liberiamo piazza dei Cavalieri", che racchiude le sigle e i singoli, autori del corteo di sabato 11 giugno: quella notte ci fu una protesta contro la presenza delle forze dell'ordine in piazza. Ma martedì hanno partecipato anche i comitati dei pisani «che vogliono dormire la notte» e il grande passo avanti è stato quello del riconoscimento reciproco. Paolo Arduini, in rappresentanza di questi ultimi, ha spiegato: «Non c'è divisione tra noi. Le persone hanno diritti e doveri; cerchiamo un punto d'incontro». Si rammarica solo del cambio di tempi: «Quando discutevamo noi di politica, se dalle finistre ci dicevano di andare via chiedevamo scusa. Oggi voi rispondete "Fascisti" e schitarrate». Una ragazza, Anastasia, suggella la pace: «Cavalieri è stato un terreno di prova; volevano normare e disciplinare un pezzo di città. Ma questa assemblea pubblica dimostra che il tentativo è fallito e da oggi non si potranno più gestire le relazioni in città con modi militari. Stiamo dando una lezione di stile». Il «nemico comune» e il «grande assente» allora diventa l'amministrazione comunale. Rosanna Cardia, altra esponente dei comitati, evidenzia che «stiamo dicendo la stessa cosa: significa che è stata strumentalizzata la nostra contrapposizione. Ma noi non vogliamo una città silenziosa di notte; diciamo solo che è troppo vivace, mentre di giorno Pisa è morta perché stanno sparendo residenti e attività». Ciccio Auletta, a nome del centro sociale Rebeldìa, sfida: «L'amministrazione abbia il coraggio di presentarsi in piazza. Non c'è un "problema Cavalieri", ma quello di governo della città. Pisa non avrebbe la sua tenuta e democrazia senza queste piazze. Le case dello studente sono state costruite nel vuoto pneumatico». Insomma, in periferia non c'è nulla e i flussi notturni verso il centro diventano «autoproduzione culturale dal basso», mentre di giorno c'è solo «una passeggiata per turisti». Tanti gli interventi e solo piccole sbavature, come una "negazionista" che suggerisce: «Mettete i doppi vetri e non sentirete rumore». Francesco Strazzari, che ha «insegnato in 15 città universitarie» tira le somme: «Non basta più l'equilibrio creato su una non soluzione». Le proposte sono varie: aiuole fono-assorbenti; apertura della Cittadella, non circondata da appartementi; bagni chimici per «avere la possibilità di essere civili e non fare la pipì in un angolo». Si continua alla prossima.
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