Il Tirreno

Pisa

Cgil, paura per la Baglietto

Gianluca Campanella
La manifestazione dei lavoratori Baglietto alla recente Luminara
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La manifestazione dei lavoratori Baglietto alla recente Luminara

Si teme una preferenza per Spezia e Varazze

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 PISA. Lunedì è fallito l'incontro in Regione convocato dall'assessore al lavoro Gianfranco Simoncini sulla crisi ai cantieri navali della Baglietto: non si sono presentati né il curatore fallimentare, Federico Galantini, né il possibile acquirente Giuseppe Balducci. E ieri la Cgil in una conferenza stampa ha spiegato le prossime mosse.  Il segretario provinciale, Gianfranco Francese, premette: «Non chiediamo un accordo che penalizzi le altre sedi, ma nemmeno che nei cantieri di Spezia e Varazze trovino una soluzione a scapito di Pisa». Il sospetto nasce da un dato di fatto, raccontato dalle rsu Andrea Laganà e Umberto Nannola: «Noi siamo in assemblea permanente da due mesi; gli operai liguri no e ci dicono pure di stare tranquilli. Forse sanno qualcosa che noi non conosciamo?». Francese allora vuole «ribadire a tutti, e in primo luogo al liquidatore, che senza una soluzione gradita "anche" ai cantieri di Pisa, ci vorrà del tempo prima che qualcuno riesca a mettere piede là dentro».  Ma, oltre agli interrogativi «che crescono ogni giorno», l'operazione più urgente è prorogare di altri sei mesi la cassa integrazione: proprio domani mattina, a Roma, i sindacati andranno dal ministro del lavoro Maurizio Sacconi per chiedergli di firmare il decreto.  Secondo Francese siamo alla «pantomima: Galantini cerca di recuperare da Balducci 6,5 milioni di penale per il mancato rogito dell'8 giugno; mentre quest'ultimo si sta tutelando per evitare di sborsarli». Quel giorno, davanti al notaio Fiammetta Chiarandini di La Spezia, la Effebi Holding Spa di Balducci non aveva formalizzato l'acquisto della Baglietto, parlando di condizioni «difformi rispetto alla proposta originaria». In pratica, conclude il segretario, «i vari personaggi sembrano interessati più al profilo finanziario che a quello industriale».  Altro passaggio è il 27 giugno, a Genova: un tentativo di tavolo analogo a quello organizzato in Regione Toscana. Francese ipotizza: «Galantini ha dato uno schiaffo alle istituzioni non presentandosi a Firenze. Per coerenza non dovrebbe andare neanche nella sede della Regione Liguria, altrimenti vuol dire che quella realtà per lui è più importante».  Il futuro? «Giochiamo a carte scoperte e non sulla pelle dei lavoratori», chiede Francese. I due scenari estremi sono lo "spezzatino" dell'azienda: «Se l'operazione va in porto, Baglietto vede il suo debito abbattuto dell'82%». O l'individuazione di «un imprenditore serio: se c'è, lo dicano».

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