Il dolore
Rischia di morire per un malore allo stadio
Carlo Palotti
Salvato in extremis il padre di un giocatore pisano a Pesaro
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PESARO. Tragedia sfiorata durante la partita di calcio Vis Pesaro-Pisa Sc a causa di un malore che ha colpito Marco Gori, geometra di 48 anni, padre di un giocatore pisano. La giornata campale del Pisa Sporting Club si è chiusa con la sconfitta sul campo (ne parliamo nelle pagine dello Sport nazionale) ma soprattutto con grande paura sugli spalti. La società nerazzurra lamenta la carenza della consueta copertura medica di primo soccorso all'esterno dello stadio. Da segnalare la prontezza del dottor Giuseppe Barbetti, primo a soccorrere Marco Gori e ad evitare conseguenze peggiori. È il 27' del secondo tempo, da appena venti minuti il Pisa Sc ha subito il gol del provvisorio 2 a 1, quando dal settore riservato alla tifoseria ospite si alza il grido di allarme dei supporter nerazzurri. Nello spicchio di stadio assolato in cui erano stati insediati i circa 50 pisani giunti nelle Marche, Marco Gori, padre di uno dei protagonisti in campo, Gabriele, perde conoscenza. A prima vista la tragedia appare inevitabile e le urla strazianti dei familiari attirano l'attenzione della tribuna coperta e dei giocatori. Seguono attimi di panico e confusione, poiché mentre l'arbitro vicentino Amabile fischiava la sospensione del match per permettere all'uomo le prime cure, non ancora tutti i presenti al Benelli di Pesaro si erano accorti dell'accaduto. Per fortuna tra i tifosi pisani c'era anche Giuseppe Barbetti, medico odontoiatra e padre di un altro giocatore nerazzurro, Federico. In attesa dell'arrivo del mezzo del 118 (non presente nelle vicinanze della struttura), Barbetti capisce la gravità della situazione ed interviene evitando il peggio. Dopo tredici interminabili minuti il gioco riprende e la barella con Marco Gori, nuovamente cosciente e fuori pericolo, esce tra gli applausi del pubblico pesarese. Un ultimo aneddoto felice. Arrivati alla base della tribuna, i sanitari distendono Gori all'interno dell'ambulanza per il trasporto in ospedale. Il medico a bordo però vuole un'ulteriore prova della situazione medica del malato e gli chiede di camminare. Fatti tre passi il dottore dice «perfetto!» e lui risponde sorridendo, «perché io non sono perfetto?». In serata l'uomo è stato dimesso dall'ospedale civile di Pesaro ed ha potuto essere riaccompagnato a casa, a Viareggio.
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