Attenzione
Catturati lautore della sparatoria della Bufalina di fine maggio e i suoi complici
Presa banda di spacciatori
Candida Virgone
◗
Un momento della conferenza stampa in Questura La polizia sulle tracce di altri trafficanti marocchini
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Sono quattro gli stranieri finiti in carcere, arrestati dalla polizia, per la sparatoria avvenuta nella notte del 26 maggio scorso a Migliarino, nella pineta della Bufalina. Sono tutti marocchini, un quarantenne, Zituni Ssidake, suo fratello ventenne ed altri due giovani. L'accusa formulata dalla procura di Pisa, titolare dell'inchiesta, è di rissa aggravata e tentato omicidio. La persona ferita, Rahal Nasrallah, è tutt'ora ricoverata, in pericolo di vita, all'ospedale della Versilia. I dettagli dell'operazione, non ancora conclusa e che dovrebbe portare in carcere altre persone, sono stati presentati ieri in questura dal questore, Raffaele Micillo, dal capo della Squadra Mobile di Pisa, Giuseppe Testaì, e dal dirigente del commissariato di pubblica sicurezza di Viareggio, Leopoldo Laricchia, che hanno lavorato insieme trattandosi di territori di confine: le bande di mercanti di droga coinvolte, infatti, agiscono su Migliarino, ma abitano e vivono in Versilia. Motivo del contendere il territorio dello spaccio, la Bufalina, luogo che pullula di trans e che quindi ha uno smercio diretto alla prostituzione e di riflesso alla clientela, soprattutto di cocaina, ma anche di eroina. Un contenzioso che ha visto di fronte la banda di Ssadike e quella di Nasrallah, una quindicina di persone in tutto che si sono affrontate violentemente. Ssadike, a capo di una sorta di spedizione punitiva, brandiva impazzito una Smith & Wesson calibro 3.57 Magnum con matricola abrasa, spalleggiato dal fratello e da una folta schiera di connazionali armati di roncole, pugnali e addirittura bastoni chiodati. Una decina contro altri cinque. Dapprima è scoppiata una lite furiosa culminata in insulti di ogni tipo, sfociata nell'aggressione con le mazze e poi in un colpo di pistola, l'unico in canna, che aveva colpito al petto Nasrallah. La reazione non si si era fatta attendere a quel punto Ssadike era rimasto gravemente ferito alla testa da una mazza. Dopo l'arrivo dei soccorritori del 118, i feriti erano stati caricati sulla stessa ambulanza, che lo sparatore aveva fatto però fermare quando ha sentito al sirena della polizia. Scappato a casa, nonostante lo stato, ha cercato di concodare, con altri fratelli e un nipote, un'altra versione dei fatti. È stato arrestato due giorni dopo, il 28 maggio, perché con i pezzi di pelle che gli pendevano sul folto alla fine ha dovuto per forza ricorrere alle cure dei medici, che, allertati dalla polizia, delle sue strane ferite hanno subito avvisato gli investigatori. Positivo per lui l'esame stub, sull'uso dell'arma, eseguito dalla scientifica di Roma. Gli altri sono stati presi martedì scorso, due a Viareggio e uno a Massa: i primi due ora sono al Don Bosco, il terzo appunto nel carcere massese. L'inchiesta è diretta dal pm Aldo Mantovani, il gip che ha convalidato gli arresti è Pietro Murano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
