Il Tirreno

Pisa

Luminara tricolore per festeggiare i 150 anni d'Italia

Gianluca Campanella
Luminara tricolore per festeggiare i 150 anni d'Italia

Turisti impazziti di gioia per lo spettacolo Venti minuti di fuochi d'artificio e applausi

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Venti minuti di spettacolo pirotecnico, tre applausi a scena aperta, ovazione finale.  E un commento unanime che circola tra le decine di migliaia a testa in su sui lungarni: «Sembra di stare dentro i fuochi d'artificio, che quest'anno sono veramente democratici».  Infatti per la prima volta, con sei diverse rampe di lancio, ovunque si fosse scelto di sostare per godere dei "botti", la vicinanza era garantita. Un papà si spinge anche a trovarne una lettura alta: «Visto che è il 150º dell'Unità d'Italia, non potevano che essere democratici». Suo figlio non è del tutto d'accordo: «Sì, papà, ma mi arriva la cenere in faccia. Però è bellissimo!».  Sui fuochi torniamo dopo. Intanto facciamo un passo indietro. Chi si ricorda che la luminara, in origine, era una festa religiosa? Pochi, ma con grande sorpresa, davanti alla chiesa della Spina, un operaio alle 17 si inginocchia e prega; poi comincia a condurre il mezzo per issare lumini. Il rito della luminara, infatti, parte nel primo pomeriggio. Fa una certa impressione vedere, alle 16,30, decine di autogru parcheggiate davanti al giardino Scotto in attesa del via. Quando le squadre si mettono in moto, i turisti impazziscono e fotografano ogni attimo della preparazione. Ci sono gruppi di "addetti candelieri" che vengono addirittura da Prato.  E con il sole ancora accecante già cominciano la gara per decretare la "biancheria" più bella. Palazzo Blu si distingue: l'anno scorso c'era una palma, per ricordare la mostra sull'egittologo Ippolito Rosellini. Per l'edizione di ieri ha sfoggiato un grosso «150º» in onore del compleanno degli italiani, appunto.  I parcheggi scambiatori già alle 17 sono di fatto esauriti: la grande folla lascia l'auto prima di via Pietrasantina e si avvia a piedi verso il centro. Mentre sull'altro versante del fiume, da Riglione, giunge un gruppo di signore in bicicletta, sostenendo che lo fanno da quando erano bambine per non avere problemi di sosta.  Con l'imbrunire, l'atmosfera si definisce e crea quella sorta di "magia" che è un marchio di fabbrica della luminara. I bambini sono affascinati persino dal mini cingolato che entra in Sapienza (i mezzi normali sono troppo grandi e non passano) per trasportare in alto i ragazzi che devono riempire di luci anche il cortile interno della facoltà di Giurisprudenza.  Mentre qualche adulto nota con un pizzico di disappunto che nell'assegnare i lavori alle squadre è stato "dimenticato" di far illuminare la bandierine. Erano l'altra grande innovazione del 2011, una sorta di biancheria di metallo che sporgeva come una bandiera al vento dai lampioni dei lungarni. Peccato che siano rimaste vuote e spente. In realtà sembra che sia dovuto all'enorme flusso di gente, che ha impedito di completare l'operazione di accensione.  I fuochi d'artificio fanno riconciliare anche i più critici. Tre applausi a scena aperta, dicevamo: il primo sui fasci tricolore silenziosi. Non si sa se ha colpito più l'irreale silenzio di quelle scie oppure se è stato uno slancio patriottico. Ma il pubblico ha apprezzato. Poi un altro quando dalla torre Guelfa è venuta giù l'ormai tradizionale cascata di fuoco. Infine, sul finale, il sincronismo dei fuochi sparati da cinque zattere sull'Arno e l'accelerazione del ritmo ha strappato il consenso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa