La protesta
Tutti in fila per l'apericena
Gianluca Campanella
Buono il debutto dell'happy hour per gli universitari
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PISA. Sono cominciati da lunedì sera, nella mensa universitaria di via Cammeo, gli aperitivi & cena (o con un neologismo appena approvato dai dizionari: "apericena"). Un modo con cui il Dsu Toscana, l'azienda regionale per il diritto allo studio che gestisce i servizi, intende celebrare il Giugno Pisano e il 150º dell'Unità d'Italia. L'iniziativa, infatti, durerà sino al 15 luglio e racchiude due aspetti: la movida e le storie risorgimentali.
Per quanto riguarda il primo, lo spirito degli happy hour si adatta al contesto. Quindi all'ingresso, riservato agli iscritti dei tre atenei toscani, si riceve subito la bevuta: a scelta uno spritz o un analcolico, quest'ultimo in verità piuttosto snobbato; poi si pagano col tesserino magnetico gli abituali 3 euro di un pasto; infine, si entra nella sala, al cui fondo si trova un buffet illimitato con pizze, insalate, taglieri di formaggi e salumi, macedonie. In diffusione musica rock; e possibilità di accesso nel cortile interno: qualcuno ha chiesto gli ombrelloni fuori.
Passiamo ai monitor, che di giorno proiettano i menu: e qui c'è la sorpresa. Una serie di schermate illustra tutta la toponomastica risorgimentale presente a Pisa: per esempio, piazza Garibaldi o via Pellico, con una breve biografia del personaggio. Ancora, tra le storie narrate, c'è la luminara straordinaria del 20 aprile 1860, che salutò la visita in città di Vittorio Emanuele II, pochi giorni dopo il referendum con cui i toscani avevano deciso l'annessione al Regno sabaudo. Un lungo nastro tricolore addobba l'ambiente. Chi mangia qui non può cenare nella mensa centrale in via Martiri e viceversa. Così lunedì c'era attesa per vedere la risposta del pubblico. Alle 20, un'ora dopo l'apertura, c'era la fila per entrare e tanti sorrisi.
Sarà la novità; sarà la bevuta alcolica; saranno gli sviluppi futuri: si parla anche di musica dal vivo, con gruppi universitari, ovvio. Ma l'apericena convince. I ragazzi scattavano addirittura le foto e «torneremo». Quelli che sono rimasti sulla mensa "tradizionale" erano di tre tipi: non lo sapevano, «ma proveremo»; quelli che «se la fanno qui in centrale è meglio, perché via Cammeo è un po' lontana»; infine, i «boicottiamo l'aperitivo, altrimenti ci tolgono la cena normale». Quest'ultima opzione è esclusa in modo categorico dal Dsu; dall'azienda spiegano: «Vogliamo darvi di più, non di meno. Seguiranno altre sorprese».
Per quanto riguarda il primo, lo spirito degli happy hour si adatta al contesto. Quindi all'ingresso, riservato agli iscritti dei tre atenei toscani, si riceve subito la bevuta: a scelta uno spritz o un analcolico, quest'ultimo in verità piuttosto snobbato; poi si pagano col tesserino magnetico gli abituali 3 euro di un pasto; infine, si entra nella sala, al cui fondo si trova un buffet illimitato con pizze, insalate, taglieri di formaggi e salumi, macedonie. In diffusione musica rock; e possibilità di accesso nel cortile interno: qualcuno ha chiesto gli ombrelloni fuori.
Passiamo ai monitor, che di giorno proiettano i menu: e qui c'è la sorpresa. Una serie di schermate illustra tutta la toponomastica risorgimentale presente a Pisa: per esempio, piazza Garibaldi o via Pellico, con una breve biografia del personaggio. Ancora, tra le storie narrate, c'è la luminara straordinaria del 20 aprile 1860, che salutò la visita in città di Vittorio Emanuele II, pochi giorni dopo il referendum con cui i toscani avevano deciso l'annessione al Regno sabaudo. Un lungo nastro tricolore addobba l'ambiente. Chi mangia qui non può cenare nella mensa centrale in via Martiri e viceversa. Così lunedì c'era attesa per vedere la risposta del pubblico. Alle 20, un'ora dopo l'apertura, c'era la fila per entrare e tanti sorrisi.
Sarà la novità; sarà la bevuta alcolica; saranno gli sviluppi futuri: si parla anche di musica dal vivo, con gruppi universitari, ovvio. Ma l'apericena convince. I ragazzi scattavano addirittura le foto e «torneremo». Quelli che sono rimasti sulla mensa "tradizionale" erano di tre tipi: non lo sapevano, «ma proveremo»; quelli che «se la fanno qui in centrale è meglio, perché via Cammeo è un po' lontana»; infine, i «boicottiamo l'aperitivo, altrimenti ci tolgono la cena normale». Quest'ultima opzione è esclusa in modo categorico dal Dsu; dall'azienda spiegano: «Vogliamo darvi di più, non di meno. Seguiranno altre sorprese».
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