La manifestazione
Il presidente del Tribunale ospite al Rotary Pacinotti
«La mediazione civile rischia di fallire»
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Salvatore Laganà presidente del Tribunale di Pisa 3 MINUTI DI LETTURA
PISA. La mediazione e conciliazione delle controversie civili e commerciali può essere un buono strumento, ma per farlo funzionare sono necessarie delle modifiche procedurali e strutturali, altrimenti si rischia di appaltare la giustizia ai privati fallendo l'obbiettivo di deflazionare la giustizia per consentire ai magistrati di occuparsi dei problemi più importanti. Questo, in sintesi, il giudizio di fondo espresso da Salvatore Laganà, presidente del Tribunale di Pisa, ospite dei soci del Rotary Pacinotti riuniti in conviviale. Quella di Laganà è stata una relazione di ampio respiro giuridico, ascoltata con grande attenzione anche dai numerosi rappresentanti della classe forense e notarile pisana. Una relazione dagli accenti molto critici, ma anche costruttivi, tesa ad indicare le auspicabili modifiche necessarie al buon funzionamento dell'istituto della mediazione introdotto recentemente da un decreto governativo. Molte sono state le aspettative, ha osservato Laganà, ma anche i timori, non ultimo quello che si ripeta l'insuccesso del tentativo obbligatorio di conciliazione delle cause di lavoro, ormai abbandonato per tornare al regime della facoltività. Questo decreto, ha continuato Laganà, è entrato in vigore nonostante le tante richieste di rinvio e di approfondimenti da parte della stessa magistratura e degli ordini forensi. Tanti i problemi aperti, a cominciare dal reperimento dei locali e degli organismi competenti. In particolare Laganà ha sottolineato la stranezza del rinvio di un anno dall'applicazione di questo nuovo strumento giuridico per le controversie condominiali e i danni provocati dai sinistri stradali, ovvero due settori fondamentali, tanto da generare il sospetto che questa decisione sia stata presa per assecondare le pressioni provenienti dalle lobby assicurative ed edilizie, colte impreparate. Insomma, ha continuato il presidente del Tribunale, un decreto tanto frettoloso, quanto colmo di lacune. Come ad esempio l'assurdità di favorire iniziative di giustizia domestica, laddove si dà la possibilità ad uno dei contendenti di prendere l'iniziativa scegliendo tempi e luoghi, come se in una competizione sportiva uno degli avverari potesse indicare regole del gioco e arbitro. Infatti, la domanda di mediazione si propone mediante il depositto di una istanza presso un organismo di mediazione, senza criterio di scelta né di competenza territoriale. Appunto, chi fa la prima mossa sceglie campo e giudice. Il procedimento ha una durata di quattro mesi, ma anche questo termine, ha detto Laganà, appare spesso incompatibile con la natura delle controversie. Basti pensare alla successione o all'accertamento delle lesioni provocate da incidenti stradali. Appare poi velleitaria la fissazione di un termine di generalizzato di 15 giorni per la convocazione della controparte, senza tener conto del luogo di residenza, della natura della controversia e del numero delle parti. Si è anche parlato di un accordo a livello ministeriale per limitare l'obbligatorietà della mediazione a controversie non superiori ai 5-10mila euro di valore, riducendo questo strumento allo stesso livello delle competenze del giudice di pace. In conclusione, ciò che doveva snellire le controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successione, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto aziendale, sinistri stradali, diffamazione a messo stampa, contratti assicurativi, bancari o finanziari, rischia di dimostrarsi un clamoroso buco nell'acqua.
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