Attenzione
Il regalo più bello a una mamma
Candida Virgone
«Io sono al settimo cielo e loro sono felici: non sapevo come fare»
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PISA. La mamma non sta bene, già da un po' di tempo, e non sa come dire ai suoi bambini che per la loro recita scolastica di fine anno deve restare in un letto d'ospedale e che non potrà esserci. A risolvere il problema ci hanno pensato medici, infermieri e tecnici di Ifc, Istituto di fisiologia clinica del Cnr, dove Laura (il nome è di fantasia, in ossequio alla privacy in tema di sanità e minori), 40 anni, insegnante, è ricoverata da mesi. «Centonove giorni»: precisa lei, ma senza perdere un sorriso smagliante che le illumina il volto e la speranza di essere presto a casa con i suoi.
Medici, infermieri e tecnici della Cittadella della ricerca di San Cataldo hanno pensato a skype e ad una «diretta» fra corsia e scuola, via internet, passando dalla rete della Fondazione Toscana Monasterio del Cnr, ma, fondamentale, senza dare la possibilità di accesso ai dati clinici. Hanno mandato l'amore in rete. E un collegamento tra Ifc e una scuola di Vicopisano è stato allestito ieri sera, alle nove e mezza.
Laura ha potuto guardare i suoi bambini, due gemelli di 7 anni, Claudio e Sandra, impegnati in una recita dedicata al 150º anniversario dell'Unità d'Italia: lui come uno dei partecipanti ai moti del 1848, lei come «figlia dei fiori». Un video inquadrava il palco allestito per i duecento allievi dal Comune di Vicopisano; un altro, che i suoi bambini potevano vedere, inquadrava lei, ricoverata in Ifc. Il collegamento - ricevute dall'istituto comprensivo di Vicopisano le dovute autorizzazioni in caso di minori - si deve al dottor Giuseppe Augiero, dell'unità operativa di tecnologie informatiche della Fondazione, e al tecnico Luca Serasini, di Ifc Cnr.
«Era un mese che ci pensavo - racconta Laura, accanto al marito Marco, impiegato, anche lui quarantenne - e non sapevo che scusa trovare. Dovevo dire a Claudio e Sandra che non ci sarei stata. Mi stavo scervellando: ora invece sono al settimo cielo. Non ci credevo quando i medici mi hanno detto che si poteva fare il collegamento, poi ho visto che tutti si davano da fare, che mi spiegavano che potevano realizzare una connessione, e davvero non so come ringraziarli».
«Qui - racconta Marco - abbiamo incontrato persone speciali, medici, infermieri, impiegati, tutti si fanno in quattro ogni giorno per noi». «I bimbi negli ospedali - dice Laura - si sa, non entrano: ma mi hanno dato una stanza da sola e in cima al corridoio, per poterli ricevere. Sono cresciuti in fretta in questi mesi, perché sono stata ricoverata in autunno, e, dopo una pausa di un mese a casa, son dovuta tornare qui. Ad un certo punto hanno fermato una dottoressa nei corridoio chiedendo chiaramente: diteci quanto mamma potrà tornare.
Ha detto Sandra: "La dottoressa ci ha ricevuti nella sua stanza come due adulti e ci ha spiegato che è meglio che mamma guarisca bene prima di tornare". E così ora non fanno più domande, mi chiedono solo come sto e tengono sotto controllo eventuali sintomi. Oggi sono davvero felici».
Medici, infermieri e tecnici della Cittadella della ricerca di San Cataldo hanno pensato a skype e ad una «diretta» fra corsia e scuola, via internet, passando dalla rete della Fondazione Toscana Monasterio del Cnr, ma, fondamentale, senza dare la possibilità di accesso ai dati clinici. Hanno mandato l'amore in rete. E un collegamento tra Ifc e una scuola di Vicopisano è stato allestito ieri sera, alle nove e mezza.
Laura ha potuto guardare i suoi bambini, due gemelli di 7 anni, Claudio e Sandra, impegnati in una recita dedicata al 150º anniversario dell'Unità d'Italia: lui come uno dei partecipanti ai moti del 1848, lei come «figlia dei fiori». Un video inquadrava il palco allestito per i duecento allievi dal Comune di Vicopisano; un altro, che i suoi bambini potevano vedere, inquadrava lei, ricoverata in Ifc. Il collegamento - ricevute dall'istituto comprensivo di Vicopisano le dovute autorizzazioni in caso di minori - si deve al dottor Giuseppe Augiero, dell'unità operativa di tecnologie informatiche della Fondazione, e al tecnico Luca Serasini, di Ifc Cnr.
«Era un mese che ci pensavo - racconta Laura, accanto al marito Marco, impiegato, anche lui quarantenne - e non sapevo che scusa trovare. Dovevo dire a Claudio e Sandra che non ci sarei stata. Mi stavo scervellando: ora invece sono al settimo cielo. Non ci credevo quando i medici mi hanno detto che si poteva fare il collegamento, poi ho visto che tutti si davano da fare, che mi spiegavano che potevano realizzare una connessione, e davvero non so come ringraziarli».
«Qui - racconta Marco - abbiamo incontrato persone speciali, medici, infermieri, impiegati, tutti si fanno in quattro ogni giorno per noi». «I bimbi negli ospedali - dice Laura - si sa, non entrano: ma mi hanno dato una stanza da sola e in cima al corridoio, per poterli ricevere. Sono cresciuti in fretta in questi mesi, perché sono stata ricoverata in autunno, e, dopo una pausa di un mese a casa, son dovuta tornare qui. Ad un certo punto hanno fermato una dottoressa nei corridoio chiedendo chiaramente: diteci quanto mamma potrà tornare.
Ha detto Sandra: "La dottoressa ci ha ricevuti nella sua stanza come due adulti e ci ha spiegato che è meglio che mamma guarisca bene prima di tornare". E così ora non fanno più domande, mi chiedono solo come sto e tengono sotto controllo eventuali sintomi. Oggi sono davvero felici».
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