Il Tirreno

Pisa

Saranno recuperate altre tre navi

Marco Barabotti

I nuovi finanziamenti permetteranno di completare lo scavo al cantiere

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 PISA. Se arrivano i soldi promessi dal ministro dei Beni Culturali Galan, il museo delle Navi Antiche di Pisa potrà aprire entro la fine dell'anno. Ma non solo: si potrebbe realizzare anche quello che negli ultimi anni è stato impossibile fare per mancanza di fondi e cioè concludere lo scavo iniziato a Pisa San Rossore, recuperando altre tre navi già individuate e che giacciono sotto il fango, di cui una addirittura già nei prossimi mesi.  Il dubitativo è ancora d'obbligo, perché nonostante la notizia diffusa l'altra sera dal ministero dei Beni Culturali che assegna a Pisa 4 milioni di euro e che fa sperare bene, non si sa ancora come verranno distribuiti i soldi: si parla genericamente di «realizzazione del museo delle Antiche Navi di Pisa agli Arsenali Medicei, nel pacchetto degli interventi decisi grazie alle maggiori accise sui carburanti», senza specificare se saranno ripartiti tra cantiere e museo, o solo a quest'ultimo.  Comunque, al di là di qualche scetticismo, c'è una ritrovata fiducia che il progetto del museo agli Arsenali Medicei vada finalmente in porto. «Spero che i finanziamenti si materializzino presto - dice il direttore del cantiere delle navi, nonché sovrintendente dei lavori al museo degli Arsenali, Andrea Camilli -, noi intanto non siamo rimasti con le mani in mano e abbiamo continuato a lavorare con voglia ed entusiasmo. Certo, la notizia del ministero è eccellente e ha rimesso di buonumore tutti. Ora aspettiamo passi concreti».  Per Camilli vale oggi, come ieri, la necessità di proseguire con la metodologia tracciata. «Il fatto che il museo sia stato finanziato, tanto che saremo in grado di esporre la prima parte degli oggetti restaurati già entro l'anno - dice -, deve seguire di pari passo lo scavo al cantiere, trattandosi di un'opera di straordinario valore scientifico in corso nel centro di restauro del legno bagnato». Il sogno di Camilli è di trasformare questo centro di livello internazionale, unico al mondo, in un ente spin-off, che possa esser pagato per lavori all'esterno, per far si che l'intero complesso possa diventare quasi autosufficiente.  Il problema è che per evitare il degrado, i tempi sono ristretti: fino ad oggi sono mancati i soldi per il restauro dei pezzi, che è indispensabile, ma anche per la manutenzione. Ci sono materiali che vanno trattati in tempi brevi, altrimenti si rovinano. Ci sono quintali di ceramica da restaurare, ma il problema più grosso è quello dei materiali organici, a partire dal legno, che necessita di risorse urgenti. I soldi promessi dal ministero potrebbero dunque salvare anche il collasso del legno, scongiurando la perdita di un patrimonio unico.  "La Pompei del mare" si è rimessa in moto, in attesa di conoscere meglio quanta benzina c'è per camminare di più.  Il presidente dell'associazione degli Amici dei musei, Mauro Del Corso, che col Tirreno aveva promosso una grande campagna di sensibilizzazione per dare impulso al progetto del museo e che aveva portato alla raccolta di 2.675 firme, poi consegnate dal sindaco Filippeschi al ministro di allora, Bondi (si chiedeva anche l'inserimento del sistema sito-museale delle "Navi Antiche di Pisa" nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità stilata dall'Unesco), ha accolto con soddisfazione la notizia del finanziamento.  «Si sono ottenuti - dice Del Corso - due risultati: il primo, più immediato, riguarda cospicui contributi sia per il recupero delle Antiche Navi che del sito-museo, l'altro più in là nel tempo e cioè che difficilmente potrà tornare a cadere il silenzio su questa vicenda. Tutto ciò, a mio avviso, fa capire che forse non erano così infondati i presupposti per un riconoscimento internazionale, quale il riconoscimento del cantiere delle navi come bene-patrimonio mondiale dell'umanità. Un ringraziamento va anche al sindaco e alle istituzioni che si sono mossi collegialmente per questo importante e rapido risultato».  

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