Il dolore
«Il giudice ce l'ha con me: lo ricuso»
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Lavvocato Ranieri Gini Avvocato sotto accusa annuncia tre esposti contro magistrato
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PISA. «Il giudice ha del malanimo nei miei confronti, per questo farò scattare tre denunce». È certo Marco Rezzonico, imputato in un processo record che in corso al tribunale da quattro anni (il 6 luglio si arriverà alla 31ª udienza), che il giudice ce l'abbia con lui. Molto noto in zona per esser stato comandante della compagnia dei carabinieri di Volterra con il grado di capitano, 42 anni, Rezzonico oggi è avvocato nel foro di Milano. È accusato di truffa. Truffa nei confronti di un collega pisano novantenne, Ranieri Gini, per aver tentato, secondo gli inquirenti, di portargli via con l'inganno ed insieme a tre complici, un amico e due presunti prestanome, un isolotto fortificato della laguna di Venezia, l'antico Ottagono degli Alberoni, del valore nominale di otto milioni di euro. La reazione scatta al termine dell'ultimo scontro in aula, dove il giudice monocratico titolare dell'inchiesta, Giulio Cesare Cipolletta, ha annunciato di trasmettere gli atti in procura e deferire al consiglio dell'ordine, per domande non attinenti al codice, l'avvocato Giuseppe Terrasi di Milano, l'ultimo legale dell'imputato, che ha visto alternarsi alla sua difesa una girandola di persone. Rezzonico è uscito dall'udienza più provato del solito ed ha annunciato battaglia. «Oggi - ha detto ieri - ho spedito tre esposti: uno al Csm e per conoscenza al ministro della giustizia, uno penale alla Commissione competente dei reati dei magistrati, presso il tribunale di Genova, infine un'istanza di ricusazione del giudice alla Corte d'appello di Firenze». L'ennesino scontro si è registrato alla trentesima udienza, che si è tenuta mercoledì mattina. Al termine del dibattimento Terrasi, racconta Rezzonico, avrebbe rinunciato al mandato. Dopo una denuncia del giudice per impedimenti ritenuti non giustificati, nel corso del dibattimento, altri due legali del processo si erano ritirati: erano stati gli avvocati Franz Sarno e Mauro Mocchi, tutti e due del foro milanese, il primo difensore di Rezzonico, il secondo del presunto prestanome, il russo Nikolay Lyalin, primo acquirente del bene portato via e poi rientrato in possesso di Gini, dopo una trattativa con i legali della parte civile, il professor Tullio Padovani e l'avvocato Giulia Padovani. In effetti, stando agli atti, al termine dell'accordo che aveva portato allo scioglimento del contratto ritenuto falso e oggetto del proesso, a marzo di due anni fa, sarebbe stato lo stesso avvocato Rezzonico a ricusare la sua difesa, costituita appunto da Sarno e dall'avvocato Ranieri Cammareri. La difesa era stata assunta a quel punbto d'ufficio dall'avvocato Marco Meoli di Pisa, a cui era seguito un nome di grido, quello dell'avvocato Taormina, che «in un anno e mezzo però - ha precisato l'imputato - ha sempre rinviato». Da qui la scelta di Terrani, che ha portato però ancora Rezzonico al palo. Chi sarà il sesto avvocato? C.V.
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