Il dolore
L'applauso dei tifosi per Gabriella
Gianluca Campanella
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Le autorità e gli amici durante il rito funebre La bara fuori della chiesa e uno striscione degli ultrasPisa saluta l'imprenditrice che portò i nerazzurri a un passo dalla serie B
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PISA. Un'ora e mezza prima del funerale sono davanti alla casa di via Croce: «Ciao signora Ultras, i "tuoi" ragazzi della Curva nord». È la Pisa del calcio, che raggiungerà alle 15,30 le autorità e il mondo dell'impresa nella chiesa di San Martino per l'ultimo saluto a Gabriella Gentili, presidente dell'omonima azienda farmaceutica fino al 1997 e presidente dei nerazzurri dal 2002 al 2005. Ci sono anche tanti parrocchiani al funerale; don Enrico Giovacchini lo nota e proclama: «Siamo qui non per una commemorazione religiosa, ma per celebrare una cristiana». E così, nell'omelia, le due locuzioni che rimbombano più spesso tra le navate sono «signora Gabriella» e «gesti semplici». La semplicità è il tratto che caratterizza tutto il pomeriggio, per non dimenticare la dimensione «umana» di una donna che, insieme al figlio Maurizio Mian, ha avuto in mano un impero economico e sportivo. E diventa quasi un contrappasso, di fronte a «un carattere complesso, ma capace di slanci di generosità». Non sorprende, allora, vedere volti noti della politica e del calcio in piedi; e tante amiche di Gabriella ai banchi. Difficile elencare tutti. Partiamo dall'altare, dove concelebra don Baldo Batini, cappellano storico della squadra che nell'era Gentili-Mian è stata a un passo dalla serie B. E i direttori sportivi del passato: Pietro Tomei e Mauro Meluso. C'è la sezione giovanile del Pisa; un ex giocatore come Emiliano Niccolini; e si vede Alessandro Anconetani, figlio di Romeo, l'allenatore di un'altra epoca d'oro. L'attuale Ac Pisa 1909 è presente con l'amministratore delegato Angelo Palmas. Piero Camilli ha inviato un telegramma alla famiglia e la società ha anche fatto realizzare un cuscino. «Con la signora Gentili ci siamo incontrati due o tre volte allo stadio - ricorda Camilli -; una persona perbene, una donna di altri tempi. Una grande perdita per la collettività e anche per il Pisa, a cui ha dato tanto». I "suoi" ragazzi hanno poggiato una sciarpa nerazzurra sulla bara: «Pisa siamo noi». Ma in chiesa ci sono anche i big dell'imprenditoria: i costruttori Massimo Rota e Andrea Bulgarella, il commercialista Cesare Cava; e Cosimo Bracci Torsi, tra l'altro neo presidente della società ippica Alfea. Di «semplicità» parla anche il vicesindaco Paolo Ghezzi, che ne vuole ricordare il lato nascosto: «In silenzio e senza pubblicità la signora Gentili ha fatto tanto per i bambini di Corumbà, in Brasile, dove opera la missione salesiana Citade Dom Bosco. Insieme abbiamo coltivato la passione per quella città lontana, gemellata col Comune di Pisa». Tra i politici, il sindaco Marco Filippeschi, con gli assessori Fabrizio Cerri e Federico Eligi; il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, e l'ex presidente Gino Nunes, laureato in dermatologia proprio con il professore Eneo Mian, marito di Gabriella Gentili. Ma è impossibile mettere un'etichetta ad alcuni, come il sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini, che ha attraversato i vari mondi in cui è vissuta «la signora Gabriella». Pertanto basta dire: amici di famiglia. Don Giovacchini prima di concludere i funerali, vuole dedicare ancora una frase alla defunta, ma che vale come insegnamento universale: «Non siamo qui a giudicare, ma per ritrovarci di fronte alla realtà di una donna», che aveva una «caratteristica, il saper rilanciare sempre». Sarebbe bello se «tutti» ne fossero capaci. All'uscita del feretro, i "ragazzi" fanno partire un applauso a cui si associano tutti i presenti.
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