Sicurezza
Sono ritornate le rane
Pierluigi Ara
◗
Un torrente del lungomonteDopo diversi anni ripopolano i torrenti che scendono giù dal Monte Pisano
3 MINUTI DI LETTURA
CALCI. Le rane nei torrenti che scendono giù dal monte Pisano sono al centro di discussioni. La stragrande maggioranza dei cittadini ha salutato con viva soddisfazione la presenza degli anfibi, tornati dopo lunga assenza. Si sono evidentemente ricreate le condizioni di vita. Il regolamento della pesca, soggetta a severa disciplina, e l'habitat che si è modificato, costituiscono la chiave di lettura del nuovo scenario. Qualcuno si è lamentato perché il gracidare delle rane, che la gente chiama sbrigativamente ranocchi, disturberebbe il sonno notturno. Assai critici in particolare alcuni residenti la Zambra, il ruscello che vien giù da Tre Colli, attraversa Castelmaggiore, divide in due la Pieve e prosegue lambendo la corte fino a confluire nell'Arno, a Caprona. C'è un appello a intervenire. Tra le richieste, che giungono a palazzo municipale, c'è anche questa, a dir poco inconsueta. Il sindaco Bruno Possenti è stato investito del problema. Si dimostra piuttosto sorpreso. Commenta che se le rane gracidano nel torrente è buon segno. Ciò significa che l'inquinamento è diminuito. L'acqua in effetti risulta buona. Una notizia positiva per chi ama la natura. La situazione ambientale per certi aspetti sta davvero migliorando. Tante volte si era preso atto con disappunto come non scorressero più le fresche, chiare e dolci acque. In questi ultimi tempi anche la Zambra si è ripopolata di fauna ittica e ci sono anche le rane. Con l'arrivo dell'estate i piccoli corsi d'acqua seccheranno o diminuiranno la loro portata. Al momento il linguaggio delle rane è la causa del disagio denunciato. Il martellante gra-gra viene giudicato insopportabile, insostenibile. Ma come si fa a mettere il silenziatore agli abitatori rumorosi della Zambra? Una famiglia ha intrapreso la via istituzionale. Nelle severe aule del Comune le rane sono divenute un caso. L'assessore Mario Pellegrini taglia corto: «Chi non ama la campagna, torni in città. Vada ad abitare nel centro di Pisa, magari in corso Italia: là le rane non disturbano perché non ci sono». «Macché - sbotta il sindaco - scelga via Bonaini o altre strade dove si devono fare i conti con i rumori e gli odori dei tubi di scarico delle auto». Provvedimenti da adottare? Nessuno. Mica si può ipotizzare di avvelenare le rane. «Come amministratori non sappiamo proprio cosa fare - dice e ripete Pellegrini, il quale aggiunge - a chi sostiene di sentirsi disturbato, consiglio di ficcarsi i tappi nelle oreccchie». Quello delle rane non è che l'ultimo episodio di una serie. La cronaca annovera fatti che direttamente o indirettamente hanno avuto protagonisti gli animali. Qualche anno fa un merlo indiano sollevò non poco scalpore. Capace di imitare e riprodurre il verso del cane, del gatto e del cavallo scatenò litigi infiniti tra due nuclei familiari. Scintille in particolare tra il proprietario del pennuto e una inquilina che asseriva di essersi ammalata in conseguenza dello... zoo vocale. Esposti ai vigili urbani, sopralluoghi dell'Usl e poi lo sbocco giudiziario. Un'altra bestiola divenne, suo malgrado, pomo di discordia tra confinanti: era un gallo che non attendeva l'alba per lanciare alto e forte il suo chicchirichi. Infine un papero, ciarliero ed errabondo, creò problemi igienici tanto da determinare prima incomprensioni e poi un braccio di ferro senza esclusioni di colpi tra due persone fino ad allora amici per la pelle.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
