Il Tirreno

Pisa

Quella donna così ricca di passioni

Gabriella Gentili allo stadio insieme all’allora assessore provinciale oggi sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini
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Gabriella Gentili allo stadio insieme all’allora assessore provinciale oggi sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini

Il suo amore per il calcio era nato quando da bambina faceva il portiere

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 PISA. L'imprenditrice, la sportiva, la mamma, la nonna e così via. Maria Gabriella Gentili è stata una donna poliedrica, piena di affetti, passioni, interessi. Da quando, bambina, giocava a calcio (faceva il portiere) al ruolo nell'azienda farmacautica, dal matrimonio con il professor Mian al rapporto con il figlio Maurizio. Ripercorriamo le vicende essenziali della sua vita, aiutandoci con i racconti fatti dalla stessa signora Gentili.  «Da bambina ero molto capricciosa e viziata», in questo modo si descriveva qualche anno fa in un'intervista pubblicata sul magazine "Atuttocampo". Tra i suoi ricordi lontani «i capricci in mezzo alla passeggiata di Viareggio. I miei genitori non sapevano cosa fare per calmarmi, quando all'improvviso mi si avvicinò Fregoli intimandomi di smettere. Fu tale il mio spavento che da allora mi comportai bene».  Il suo carattere emerge presto. «Avevo molti amici e quando giocavamo a guardie e ladri volevo sempre fare il ladro. Giocavo molto anche a calcio, facevo il portiere perchè correre non è mai stato il mio forte».  Gabriella Gentili era nata nella casa dei nonni paterni in piazza Sant'Antonio, proprio di fronte alla chiesa. «Ancora ricordo quando alla stazione arrivavano i livornesi per la partita Pisa-Livorno, i miei genitori mi chiudevano in casa perchè volavano pistolettate».  Aveva un rapporto speciale con il nonno Alfredo, conosciuto anche come "Voltolino". «Tutte le cose buone che ho fatto nella vita sono state dettate dai suoi insegnamenti. Da lui ho imparato ad ascoltare i consigli di tutti e ad agire di testa mia. In questo assomiglio anche al mio nonno materno, un vero gentiluomo maremmano».  La sua famiglia ha passato anche momenti difficili. Durante la guerra l'industria farmaceutica venne rasa al suolo dai bombardamenti e, per un anno, visse da sfollata in un cascinale sopra Montemagno con altre quaranta persone. Nel 1945 il nonno iniziò a ricostruire l'azienda da zero. L'agiatezza arriverà dopo. «Mio nonno mi diceva sempre: "I soldi sono maledetti, servitene per assicurarti una vita tranquilla, ma non li amare mai"».  Per Gabriella Gentili il passaggio all'Università fu rapido (un anno di Lettere Antiche). Quindi trascorse un anno a Londra per imparare l'inglese. Al ritorno iniziò a lavorare in azienda partendo dal basso. «Dopo il matrimonio e la nascita di Maurizio decisi di dedicarmi alla famiglia, ma mio nonno mi portava il lavoro a casa, non voleva che perdessi il contatto con l'azienda. Nel '74 rientrai come "tuttofare da strapazzo"».  L'incontro con il marito Eneo Mian una sera di settembre a Viareggio. «Eravamo due poli opposti che si attraevano. Ci accomunava un forte senso della famiglia». Il matrimonio dopo quattro anni a Trieste. «Noleggiammo un intero treno per trasportare fino là i nostri amici».  Tra i suoi hobby, le visite a musei ed antiquari. Moltissime vacanze estive le ha trascorse in un paesino sopra Cortina, dove amava fare lunghe passeggiate.  E Maurizio Mian bambino? «È sempre stato molto educato, vivace - diceva Gabriella Gentili - ma non terribile. Quando mi accompagnava allo stadio si sedeva ad una certa distanza da me perché si vergognava delle mie reazioni. Era bravissimo nel nuoto e nello sci. Brillante anche a scuola». Si è definita «una madre apprensiva ed oppressiva».  E poi il nipote Gunther. Qualche anno fa, quando era più piccolo, raccontava: «Mi chiama "nonna pazza", insieme ridiamo e scherziamo molto. Adora la playstation e vorrebbe insegnarmi ad usarla, ma io sono una vera negazione per l'elettronica».  L'abitazione di via Croce è stato in tutto e per tutto il suo quartier generale. «La mia casa è un porto di mare, c'è sempre gente che entra, che esce, che chiama al telefono». Il suo sogno era quello di trascorrere la vecchiaia con il marito in una casetta circondata da ulivi in Maremma, ma il destino ha voluto diversamente.

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