La manifestazione
Era lei la sconosciuta benefattrice di unanziana di Prato in difficoltà economiche
L'angelo che aiutava chi aveva bisogno
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PISA. Era Gabriella Gentili l'"angelo pisano" che da cinque anni assisteva Ida Gervasoni, la nonna di Prato diventata famosa suo malgrado, dopo che era stata pubblicata la sua storia. La pensionata, allora settantasettenne, era costretta a vivere con 50 euro al mese. Più che vivere, sopravviveva: la sua pensione era di 550 euro, l'affitto 500 euro. Fino al 2005 la sua vita scorreva, tutto sommato, tranquilla. Aveva un compagno e in due, con un piccolo contributo dei servizi sociali, riuscivano a sbarcare il lunario. Poi l'uomo morì improvvisamente, colpito dalla meningite. Anche il sussidio venne a mancare è per l'anziana cominciarono i problemi. Aveva quindi chiesto aiuto: da quando il Tirreno raccontò la sua vicenda, sul volto della nonnina di Prato tornò il sorriso. In tanti decissero di mandarle piccole offerte. E una persona rimasta anonima fino a ieri, da Pisa, ha fatto di più. Un giorno davanti a casa di Ida si fermò un'auto lussuosa con dentro un autista. Arrivava da Pisa e l'uomo, inviato da una benestante signora, consegnò a Ida una busta con una grossa cifra e 50 scatolette di cibo per il suo micino, la Lola. Ida raccontava di quella donna che, al telefono, ha sentito così vicina: «Aveva una voce così dolce, così a persona perbene - diceva Ida della donna pisana - e mi ha raccontato di sè». La signora pisana, era, appunto, Gabriella Gentili, l'autista era il suo amico e collaboratore Angelo Margelli. Gabriella aveva chiesto a noi di rintracciare nonna Ida per poterla aiutare, con l'espresso divieto di far sapere il suo nome finché lei stessa fosse stata viva. La stessa nonna Ida conosceva solo il nome doi battesimo della benefattrice. E nel corso degli anni Angelo Margelli ha continuato a fare i suoi viaggi da Pisa a Prato, con gli aiuti alla nonnina: l'ultimo fino ad oggi è stato qualche settimana fa. Non erano però solo i soldi, di cui aveva tanto bisogno per pagare le bollette e fare la spesa quotidiana, a rendere felice nonna Ida, bensì le voci e i volti di quelle persone che hanno suonato al suo campanello o che l'hanno contattata trovando in lei una persona disposta ad ascoltare le loro storie. Ida, del resto, poteva essere ognuno di loro. Con Ida hanno pianto, hanno sorriso, hanno condiviso le loro vite. E lei è stata la nonna con cui condividere i propri dolori e le proprie sofferenze. A.Sc.
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