Il Tirreno

Pisa

I colori nerazzurri uno dei grandi amori di una vita operosa

Antonio Scuglia
I colori nerazzurri uno dei grandi amori di una vita operosa

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 PISA. Gabriella Gentili è stata una delle pochissime donne a diventare presidente di una squadra di calcio. Tifosa sviscerata del Pisa, che da giovane imprenditrice di successo nel campo farmaceutico aveva seguito dalle tribune dell'Arena Garibaldi, acquistò la società nell'estate del 2002 insieme al figlio Maurizio Mian.  Carattere di ferro, estroversa e a volte irascibile, molto simile - nei comportamenti - all'uomo forte e più vincente della storia del Pisa, Romeo Anconetani, che lei però non nominava mai. Acquistata la società dai presidenti Posarelli e Gerbi, nel suo primo anno sfiorò la promozione in serie B, sfumata solo nei tempi supplementari della finale contro l'Albinoleffe e Bergamo.  Nei due anni successivi i risultati non arrivavano, ma la Gentili difese sempre a spada tratta allenatori e giocatori, che definiva «i miei ragazzi, persone sensibili alle quali le contestazioni dei tifosi e le critiche dei giornalisti arrecano soltanto danni».  Alla fine però si vide costretta a cedere il club, nell'estate 2005, sfiduciata dall'intero ambiente calcistico che definiva «totalmente falso».  Tempo prima, un paio di giorni dopo una tempestosa partita Pisa-Spezia in cui la sua squadra era stata "maltrattata" dall'arbitro Herberg, aveva addirittura convocato una conferenza stampa nell'area di rigore per spiegare, insieme a Maurizio Mian, le ragioni della sua sfiducia. Il Pisa non lo vendette, ma letteralmente regalò, a Leonardo Covarelli. La sua famiglia rinunciò anche alla sua parte del risarcimento (diverse centinaia di migliaia di euro) relativo al terribile infortunio di un suo giocatore, Costantino, regalandola allo stesso atleta.  Quattro anni dopo il club nerazzurro, "targato" Pomponi, fallì: nelle convulse settimane precedenti la città, che a suo tempo l'aveva aspramente contestata nonostante le grossissime cifre spese, la richiamò chiedendole di dare una mano per evitare il baratro. Lo scoperto era - si diceva - di circa un milione e mezzo di euro: la Gentili chiamò a raccolta gli imprenditori pisani e si offrì di anticipare 700 mila euro, alla fine si convinse a pagare tutti i debiti. Ma la scoperta che il buco del club era sei-sette volte più grosso rese inutile il suo ultimo atto d'amore per il Pisa.  Una nota d'agenzia ha sottolineato ieri con una punta di cattiveria che la famiglia Gentili-Mian è stata l'unica a non vincere qualcosa a Pisa negli ultimi 50 anni, insieme a Pomponi. Secca la risposta dei tifosi, che ne piangono la scomparsa. Per gli ultrà della Curva «ci mancherà veramente tanto... ci mancherà la sua lealtà anche verso un mondo (quello del calcio) che di leale non sembra avere niente, ci mancherà la sua simpatia, il suo affetto, la sua umanità, il suo amore verso qualsiasi essere vivente, la sua voglia di lottare»; secondo l'Associazione Cento Gabriella Gentili era «Una persona sincera, che ha dato al suo Pisa passione e denari oltre che uno sponsor no profit, unico in oltre un secolo di storia. Una donna che davanti ai soldi ed agli interessi commerciali, metteva cuore e passione, doti introvabili nel nostro calcio». A lei sarà dedicato uno spazio del museo nerazzurro, «una pagina importante di cui andare fiera, perché le persone si giudicano anche dai contenuti e non solo dai risultati». Secondo il gruppo Leoni Nerazzurri e Pisa Nerazzurra «Non ci sono parole per ringraziarla di quello che ha fatto per il Pisa dell'amore che ha provato per i colori della sua città. La ringraziamo perchè lei nel bene o nel male c'è sempre stata!».  C'è stata anche quando la malattia non le ha più permesso di muoversi. La domenica, per due ore, era vietatissimo distrarla dalla radiolina con cui ascoltava la partita del Pisa.

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di Redazione web