Attenzione
Addio alla Signora di Pisa
Antonio Scuglia
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Da sinistra la signora Gentili con il figlio Maurizio, con alcuni tifosi e sugli spalti dello stadio mentre rilascia un’intervistaE' morta Gabriella Gentili, imprenditrice e sportiva
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PISA. E' scomparsa ieri all'ospedale di Cisanello, poco prima dell'alba, Maria Gabriella Gentili Mian: aveva 82 anni. E' stata una delle più importanti imprenditrici italiane e una delle pochissime donne a diventare presidente di una squadra di calcio. Ma se la sua fama, fuori di Pisa, viene soprattutto dal calcio, la maggior parte della vita di Gabriella Gentili è legata all'attività lavorativa come contitolare e presidente del consiglio di amministrazione della Gentili Farmaceutici, ereditata dal nonno Alfredo (il famoso Voltolino, che fu anche giornalista del nostro quotidiano) e guidata dai primi anni 70 al 1997, anno in cui l'azienda venne ceduta a una grossa azienda americana per una cifra vicina ai 600 milioni di dollari: la Gentili riuscì a negoziare anche il divieto di trasferire qualunque attività da Pisa - e ovviamente i lavoratori - per cinque anni. Negli ultimi anni di vita si era distinta anche per le molte donazioni rimaste anonime fino a ieri, sia a persone che ad associazioni che si occupano della salvezza di animali. Fece scalpore, un paio di anni fa, la grossa taglia che mise sulla testa degli anonimi assassini di cani sul lungomonte. In città Gabriella Gentili, conosciutissima come la Signora, era famosa ben prima di entrare nel calcio. E famosa era la sua famiglia, soprattutto il nonno Alfredo Gentili, detto Voltolino, fondatore dell'immensa azienda che più tardi proprio Gabriella avrebbe diretto. Per chiunque nel mondo abbia avuto a che fare con la medicina e la farmaceutica, Gentili è un nome immediatamente riconoscibile: Alfredo Gentili creò dal nulla nel 1917, e ricostruì dalle macerie della guerra, l'Istituto farmaceutico che porta il suo nome. Una azienda che impiegò pochissimo tempo ad assumere un'importanza primaria, prima in Italia e poi nel mondo, fino ad essere valutata megli anni scorsi diverse centinaia di miliardi di lire. La cosa curiosa è che Gentili, nato a Ghezzano nel 1879, diventò un imprenditore forse «per caso»: scrittore e poeta, aveva intrapreso fin da ragazzo la carriera di giornalista. La sua vita è descritta in un bel volume, «Alfredo Gentili», a cura di Mara Aghini e Alberto Zampieri (copyright della Abiogen). L'amore per il giornalismo non fu mai rinnegato, anche quando Gentili era diventato uno dei più importanti imprenditori della farmaceutica italiana: la sua scomparsa, nel 1971, destò una profonda impressione. «Voltolino», nella memoria storica di Pisa, è sempre vivo. E l'adorata Gabriella, in seguito, divenne presidente del Cda della ditta: i suoi studi erano umanistici, ma suo marito, il padre di Maurizio, era il famoso professor Eneo Mian, uno dei più illustri dermatologi d'Italia. Nel 1997 l'Istituto Gentili Spa, casa madre del gruppo Mian, fu venduto alla società americana "Merck Holding" per circa 800 miliardi di lire. I laboratori e il centro di ricerca restarono invece all'altro ramo della famiglia: i Gentili-Di Martino crearono la Abiogen Pharma. L'istituto pisano Gentili, allora, era di proprietà di quattro persone (Gabriella Gentili, sua sorella Maria Pia, il nipote Augusto e Maurizio Mian) e delle società Delphor Aktiengesellshaft, Lisander Anstalt (con sede in Liechtenstein) e Entrepharm Sa Luxembourg di Lussemburgo. Quattro anni fa la Merck però decise di andare via da Pisa, e la signora Gentili non potè farci nulla. «Finché la Merck Sharp & Dohma ha potuto restare a Pisa lo ha fatto - sottolineò al Tirreno - anzi quando gli americani comprarono la Gentili, nel 1997, si impegnarono a rimanere qui almeno cinque anni, ne sono passati dieci. Di più era impossibile, perché ormai era diventato antieconomico. Per garantire un futuro al marchio e all'azienda è necessario ridimensionare, ristrutturare, riorganizzare. Quello che sta succedendo dipende dal mondo come va, non da loro. Si sono sempre comportati bene con tutti i lavoratori: quelli che avevo assunto io sono andati tutti in pensione o sono stati comunque trattati benissimo. Poi purtrpppo le cose hanno iniziato a precipitare. Chi lavora adesso all'Istituto sono i giovani assunti in questi ultimi anni. Se non vorranno trasferirsi a Roma, so che avranno un buon trattamento. D'altronde è anche vero che tutte le aziende americane vogliono lasciare l'Italia. Sono stufi dell'andazzo che c'è da noi. Qui c'è troppa spazzatura, troppe incertenzze. Per questo si riorganizzano. Comunque manterranno la rete di vendita e il marchio. Anzi loro sono la garanzia che il marchio Gentili sopravviverà. D'altronde l'azienda produce e vende bene, in questi anni si è visto che è in buone mani». Gabriella Gentili è sempre rimasta attivissima, finché la salute glielo ha consentito. Nella sua casa di via Benedetto Croce ha continuato a ricevere fino a poco tempo fa. Aveva la grande capacità di affrontare allo stesso tempo problemi piccoli e grandi: trattative internazionali riguardanti i marchi che sono rimasti a lei e Maurizio (soprattutto per lo studio dialcune molecole) e il vasto patrimonio immobiliare in Italia e in America, e le necessità di chi le chiedeva aiuto senza mai sentirsi rispondere di no, o dei suoi amati gatti. Quelli che teneva in casa in gran numero, e quelli che salvava tramite le sue generose donazioni ai gattili e ad associazioni animaliste. Adorava i suoi nipotini Gunther e Joy Ann, si indignava ancora leggendo sui giornali di crudeltà sugli animali e corruzione. Nei giorni scorsi l'aggravamento delle condizioni di salute. E' stata accudita con amore dal figlio Maurizio, dalle nuore, dalle signore che l'assistevano in qualità di badanti negli ultimi anni.
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