Il Tirreno

Pisa

«Non basta più il professore illustre»

G.P.
«Non basta più il professore illustre»

In pensione prof di prestigio. I nuovi arriveranno da settori emergenti

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 PISA. Tanti i temi da affrontare. Tutti di grande attualità con un impatto sul futuro della Scuola Normale Superiore, ma anche sul territorio.  Direttore Beltram, numerosi docenti di grande prestigio come Ginzburg, Prosperi, Conte, Zanker e altri, soprattutto nella Classe di Lettere, sono andati in pensione. Come si farà fronte a questa situazione?  «È una perdita pesante: sta a noi trasformare questa situazione in una risorsa. Utilizzare questo momento per un ricambio e il lancio di un nuovo progetto scientifico».  E su cosa puntate?  «La domanda che ci poniamo è questa: è sufficiente avere in Normale dei docenti brillanti? La risposta è no. Dobbiamo scegliere professori brillanti, certo, ma che sappiano indirizzare i nostri allievi nei settori emergenti, che li sappiano preparare per il mondo nel quale svolgeranno la loro attività professionale».  Esistono gli strumenti per quest'operazione?  «La legge 240, più nota come legge Gelmini è in questo senso una grande opportunità. Poiché ci permette, come accade già in altri Paesi, di potere proporre contratti part-time e a tempo determinato a professori che insegnano in altri atenei, sia in Italia che all'estero. In questo modo, potremo arricchire la nostra offerta, sperimentare e innovare con maggiore flessibilità sia nella didattica, sia nella ricerca. La legge dà la possibilità di un ricambio e di una dinamica dei docenti prima impossibile».  Le tre università pisane possono lavorare in sinergia?  «È possibile e opportuno non solo per le tre università, ma anche con l'inclusione del Cnr, delle fondazioni in ambito sanitario come Monasterio e altre realtà. Ognuno ha un comprensibile orgoglio di appartenenza, ma ci sono gli strumenti per lavorare insieme. Per esempio, si potrebbero evitare duplicazioni, quadruplicazioni di spese per semplici funzioni amministrative. Ma si potrebbe pure pensare a un sistema bibliotecario integrato: tutti investiamo, giustamente, molto per comprare riviste scientifiche e offrire servizi agli allievi. Una maggiore integrazione porterebbe a ridurre le spese».  State lavorando alla riforma dello Statuto. È vero che lei è contrario all'ingresso dei privati in consiglio d'amministrazione?  «Se intendiamo generici privati che siedono nel cda per interessi personali di tipo politico o economico, sono del tutto contrario. Ma la legge parla di persone di comprovata competenza in campo gestionale e di alta qualificazione scientifica e culturale. Di fronte a un contributo di simili figure non sono contrario».  La Scuola è formata da 500 studenti. Sono destinati ad avere una preparazione d'avanguardia. C'è il rischio di perderli, che vadano all'estero?  «Tutti noi. il Paese investe risorse importanti per prepararli, e il nostro obbiettivo è che questi giovani facciano ricco il nostro Paese. Vede, ci sono nazioni che sanno che la crisi prima o poi finirà e si preparano a quel momento. L'Italia, invece, pensa a gestire l'emergenza: non ci stiamo preparando al dopo. Se perdiamo i nostri ricercatori, se impoveriamo la formazione saremo pronti solo al sottosviluppo quando l'economia mondiale ripartirà».  La Scuola Normale è affiancata da due associazioni e varie fondazioni fra cui la Fondazione Santa Chiara di San Miniato. Che ruolo avrà quest'ultima?  «Il progetto deve ancora compiutamente delinearsi, ma sicuramente passerà da uno contatto con il territorio per una sviluppo condiviso nel campo della cultura e della formazione».

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