Gioco
Siamo al 48º posto in Italia, dal 2006 è diminuita di poco la tendenza dei pisani ad aggirare il fisco
Evasori, la provincia sale di cinque posizioni
L.F.
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PISA. Saranno gli effetti della perdurante crisi economica. Sarà che tutto il mondo è paese. Ma anche a Pisa la tendenza ad aggirare il fisco resta abbastanza elevata. Il Centro Studi Sintesi, insieme con Unioncamere Veneto, ha stilato una classifica delle province italiane rispetto a questo rischio (dati aggiornati al 2009). La nostra realtà è praticamente a metà graduatoria: 48º. Anche se in salita di 5 posizioni, e quindi in miglioramento, a confronto con l'analoga rilevazione del 2006. Il Centro Studi Sintesi e Unioncamere Veneto hanno elaborato un indice per misurare le differenze tra i livelli di reddito espressi ed i consumi o il grado di benessere riscontrato. In pratica, proprio queste differenze diventano indicative della potenziale evasione fiscale. Fatta 100 la media nazionale, nelle realtà locali sopra tale valore i consumi sono mediamente inferiori o in linea con il reddito. Sotto i 100 ci sono le realtà caratterizzate da propensione al consumo e tenore di vita superiore al reddito medio. Sono stati presi in considerazione i redditi delle famiglie, i consumi alimentari, di energia elettrica e carburanti, le automobili, i depositi bancari, le abitazioni di pregio. Pisa, con un indice 103, si colloca appena sopra la media nazionale. Da notare che quasi tutte le altre province toscane sono più in alto e dunque con una tendenza all'evasione meno accentuata, a cominciare da Siena (125). A parte Pistoia esattamente a quota 100, solo Grosseto mostra un indice inferiore (87) a Pisa. Livorno presenta lo stesso indicatore, mentre Massa Carrara è appena un gradino sopra. Come sempre queste classifiche devono essere valutate per quello che sono. Tanto che dallo studio emergono evidenti stranezze: come fa un reddito beneventano o casertano a sostenere un tenore di vita da centro-nord? L'incrocio tra reddito e consumi nei territori offre molti di questi interrogativi. La fotografia complessiva è quella di un'Italia divisa in due. Nella parte alta della graduatoria, con redditi che "giustificano" più o meno ampiamente i consumi, ci sono le regioni del Nord guidate da Emilia e Friuli. Nel Mezzogiorno si fa più marcata l'incoerenza tra redditi e consumi, anche per la quota rilevante legata alle attività criminali e al lavoro sommerso, che oltre alle imposte sottrae i contributi.
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