Sicurezza
Sempre più imprese a rischio usura
La provincia di Pisa si colloca a metà della classifica nazionale
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PISA. Si trova proprio sulla soglia dell'elevato rischio usura, la realtà pisana, per quanto riguarda le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. Il territorio provinciale occupa infatti una posizione di metà classifica rispetto all'intero panorama nazionale: 46º posto su 103 totali. E' quanto si ricava da un'indagine della Camera di Commercio di Roma, riportata dal Sole 24 Ore. C'è dunque mezza Italia che sta peggio, ma anche mezza Italia che sta meglio. La Toscana, nel suo complesso, si difende. Però arrivano sempre più segnali che devono far tenere alta la guardia, considerando i perduranti effetti della crisi economica.
A Firenze, Siena e Prato i livelli di rischio, secondo questa classifica, sono più contenuti a paragone con Pisa. Stesso discorso, ma di poco, per Livorno. Mentre le altre province della costa, Massa Carrara e Lucca, seguono la nostra. Per analizzare il fenomeno sul territorio a carico dei soggetti d'impresa, la ricerca della Cdc di Roma ha prodotto una graduatoria che si basa su quattro gruppi di indicatori: l'indice di esposizione finanziaria all'offerta esterna rispetto alle istituzioni finanziarie (dove entrano parametri quali l'ampiezza del credito e le sofferenze); quello di sostenibilità sociale (dati relativi alle infrastrutture sociali o all'inserimento occupazionale degli stranieri); l'esposizione economica (con statistiche riguardanti per esempio i fallimenti ed i protesti); l'indice criminologico (dalle estorsioni alle rapine, dalle associazioni per delinquere alle denunce di usura).
La combinazione dei quattro indicatori porta alla creazione di un indice riassuntivo che è la rappresentazione statistica dell'esposizione delle varie zone al rischio della compravendita irregolare o illegale di denaro. Ampia la distanza che separa la migliore (Bolzano) dall'ultima (Caserta). Questa classifica ben si riallaccia alle analisi Eurispes (pubblicate nel rapporto "L'usura: quando il credito è nero"), per le quali ben il 25% degli italiani conosce da vicino l'usura. Le maggiori sofferenze sono indicate per le famiglie e, appunto, piccoli commercianti e piccole-medie imprese. Anche per la Fondazione Toscana Prevenzione Usura, nel 2010 sono stati rilevati non solo un aumento dei contatti ai centri d'ascolto da parte di nuclei familiari e micro imprese, ma anche situazioni debitorie superiori.
«Tra le categorie oggi più nel mirino degli usurai - dicono - ci sono quei piccoli commercianti, spesso in età matura, che non sono riusciti a riconvertirsi rispetto alle mutate condizioni di mercato, ma che vogliono salvare l'attività ad ogni costo». La Fondazione fa da garante nei confronti degli istituti bancari, ai quali spetta la decisione finale sulla concessione dei finanziamenti ai soggetti in difficoltà. I Centri Prevenzione, dislocati presso le sedi della Misericordia, cercano di intervenire un passo prima che la persona finisca nella rete degli usurai. Ai centri di Pisa si parla di un aumento del 10-12% di contatti nell'ultimo anno, da parte di persone con un'età compresa tra 46 e 50 anni, ma anche 56-60 e 41-45. Il motivo prevalente è quello della crisi della propria azienda. Il problema è che spesso le imprese si fanno avanti quando il quadro è compromesso e non hanno più la chance dei consorzi di garanzia. Ma a quel punto un aiuto può già essere quasi impossibile.
A Firenze, Siena e Prato i livelli di rischio, secondo questa classifica, sono più contenuti a paragone con Pisa. Stesso discorso, ma di poco, per Livorno. Mentre le altre province della costa, Massa Carrara e Lucca, seguono la nostra. Per analizzare il fenomeno sul territorio a carico dei soggetti d'impresa, la ricerca della Cdc di Roma ha prodotto una graduatoria che si basa su quattro gruppi di indicatori: l'indice di esposizione finanziaria all'offerta esterna rispetto alle istituzioni finanziarie (dove entrano parametri quali l'ampiezza del credito e le sofferenze); quello di sostenibilità sociale (dati relativi alle infrastrutture sociali o all'inserimento occupazionale degli stranieri); l'esposizione economica (con statistiche riguardanti per esempio i fallimenti ed i protesti); l'indice criminologico (dalle estorsioni alle rapine, dalle associazioni per delinquere alle denunce di usura).
La combinazione dei quattro indicatori porta alla creazione di un indice riassuntivo che è la rappresentazione statistica dell'esposizione delle varie zone al rischio della compravendita irregolare o illegale di denaro. Ampia la distanza che separa la migliore (Bolzano) dall'ultima (Caserta). Questa classifica ben si riallaccia alle analisi Eurispes (pubblicate nel rapporto "L'usura: quando il credito è nero"), per le quali ben il 25% degli italiani conosce da vicino l'usura. Le maggiori sofferenze sono indicate per le famiglie e, appunto, piccoli commercianti e piccole-medie imprese. Anche per la Fondazione Toscana Prevenzione Usura, nel 2010 sono stati rilevati non solo un aumento dei contatti ai centri d'ascolto da parte di nuclei familiari e micro imprese, ma anche situazioni debitorie superiori.
«Tra le categorie oggi più nel mirino degli usurai - dicono - ci sono quei piccoli commercianti, spesso in età matura, che non sono riusciti a riconvertirsi rispetto alle mutate condizioni di mercato, ma che vogliono salvare l'attività ad ogni costo». La Fondazione fa da garante nei confronti degli istituti bancari, ai quali spetta la decisione finale sulla concessione dei finanziamenti ai soggetti in difficoltà. I Centri Prevenzione, dislocati presso le sedi della Misericordia, cercano di intervenire un passo prima che la persona finisca nella rete degli usurai. Ai centri di Pisa si parla di un aumento del 10-12% di contatti nell'ultimo anno, da parte di persone con un'età compresa tra 46 e 50 anni, ma anche 56-60 e 41-45. Il motivo prevalente è quello della crisi della propria azienda. Il problema è che spesso le imprese si fanno avanti quando il quadro è compromesso e non hanno più la chance dei consorzi di garanzia. Ma a quel punto un aiuto può già essere quasi impossibile.
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