Italia
Pizzo alle bancarelle del Duomo: in carcere il settimo bengalese
Si costituisce, all'aeroporto lo aspettano i carabinieri
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PISA. Ad aspettarlo, in aeroporto, al Galilei, c'erano i carabinieri. Le manette si sono strette ai polsi del bengalese che mancava all'appello dopo gli arresti avvenuti a febbraio per il presunto pizzo sulle bancarelle del Duomo. Si è infatti costituito, assistito dall'avvocato Giovanni Frullano, il presunto capo dell'organizzazioe, ancora latitante. È arrivato a Pisa in aereo con un volo da Londra. I suoi fratelli, arrestati a suo tempo, avevano già ottenuto i domiciliari per motivi di famiglia. In carcere, al Don Bosco, è finito Noman Md Abu, 43 anni, nato in Bagladesh e residente a Pisa, commerciante. Al termine di un'inchiesta della magistratura sul presunto pizzo sulle bancarelle in zona Torre, erano scattate, a fine febbraio scorso, otto misure, con sette custodie cautelari, una delle quali ancora da eseguire, e un obbligo di firma. Al centro dell'indagine, condotta dai carabinieri e diretta dal pm Antonio Giaconi, tre fratelli bengalesi titolari di una ditta di import-export di souvenirs e cinque parenti e loro collaboratori, tutti accusati di aver chiesto tangenti sulla licenze cedute in affitto da ambulanti italiani a loro connazionali, minacciati e pestati se non potevano pagare e costretti a sborsare fino a 15mila euro l'anno a testa. C.V.
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