Il dolore
Resta difficile per le donne farsi strada in questa città e alle immigrate va peggio
Marco Barabotti
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Elena Mezzetti (prima a destra) a un corteo del ’79 per il referendum sull’aborto5 MINUTI DI LETTURA
Un'invasione multietnica. Sono 11mila gli immigrati residenti a Pisa, in una popolazione di circa 90mila abitanti. Così la città negli ultimi decenni ha cambiato totalmente la sua fisionomia. Basta girarla nella sua spina dorsale e pensare al passato, com'erano una volta le strade del centro, ma non solo quelle. Dalla stazione fino a piazza dei Miracoli la presenza degli immigrati è un continuum. Dai venditori ambulanti di ogni genere, ma anche tanti negozi etnici, spacci alimentari, uffici che inviano denaro ai paesi di origine, call center telefonici privati, ristoranti e pub. E via Vespucci, proprio a ridosso della stazione, è ormai una Chinatown, uno dei luoghi da cui parte il giro della merce contraffatta. Nelle strade limitrofe ci sono i giovani bengalesi, sotto i portici delle Poste marocchini e senegalesi e, ormai per quasi tutto il giorno, piazza d'Azeglio è piena zeppa di ucraini, moldavi, rumeni e albanesi: in prevalenza donne. La grande maggioranza degli immigrati che gravitano in città è gente per bene, che lavora e rispetta le regole. Ma vi è anche una minoranza che delinque o che vive di espedienti. O chi, per sopravvivere, è costretto a prostituirsi, sia uomini che donne, prevalentemente a ridosso dell'Aurelia, tra Migliarino e Pisa. Com'è cambiata Pisa, in questi ultimi decenni di grandi flussi migratori? Ce lo racconta Elena Mezzetti. È a Pisa da quarant'anni e ha vissuto una lunga parte di questo periodo da una visuale privilegiata, dal di dentro del problema, o meglio della sofferenza, in particolare delle donne. Elena Mezzetti è presidente dell'Associazione donne in movimento, che per conto dell'amministrazione provinciale segue quello che si chiamava originariamente "Progetto Sally" e che poi si è evoluto in Provis. «C'è sempre stata in questa città - dice Elena Mezzetti - una presenza di immigrate donne, prepondorante rispetto agli uomini, ma spesso invisibile. Che piano piano è uscita allo scoperto. Inizialmente, negli anni Novanta, era prevalentemente etiopi, somale e eritree. La maggior parte di loro facevano le colf e avevano il problema della lingua, tanto che nei centri di documentazione della donna furono istituiti i primi corsi di italiano. Allora nacquero le prime associazioni. Africa Insieme sorse dopo un atto di intolleranza di alcuni vigili urbani nei confronti dei senegalesi che vendevano merce contraffatta. Poi era stata la volta del centro di prima accoglienza di via Garibaldi, quindi lo Sportello per gli immigrati. Caritas e associazioni laiche crearono servizi per gli immigrati. Nacque il primo comitato di accoglienza per donne immigrate: erano saharawi ed erano a Pisa per curare alla Stella Maris i loro bambini affetti da gravi patologie. Fino alla creazione dell'associazione Donne in Movimento che cominciò a trattare i problemi di marginalità legati all'immigrazione, come quelli delle donne ridotte in schiavitù, costrette a prostituirsi sulle strade». E proprio riguardo al fenomeno dello sfruttamento, Elena Mezzetti ricorda uno dei primi successi del movimento. «Portammo alle cronache nazionali - dice - il caso di 14 rumeni sfruttati nelle campagne del potenderese. Facemmo una conferenza stampa con l'allora sindaco Marconcini e con l'ambasciatore rumeno». «Oggi - dice - il livello di accoglienza è elevato. Gli sportelli informativi si sono moltiplicati, è nato il dormitorio per i senza fissa dimora a Porta a mare». C'è poi il fenomeno, diffuso, delle donne immigrate che vivono sole. «È una presenza che oggi si avverte in modo massiccio - dice Elena Mezzetti - rispetto ai primi flussi di eritree, somale ed etiopi. Poi sono arrivate le nigeriane e quelle dei paesi dell'Est. Pisa, pur con le problematiche solite simili a flussi di questo tipo, le ha accolte con grande tolleranza e rispetto, forse più che altrove». Ma negli ultimi anni la situazione generale è peggiorata. «La colpa - dice Elena Mezzetti - è per leggi sempre più restrittive che hanno portato sul territorio più persone irregolari e clandestine. E la crisi economica ha dato il colpo di grazia a quegli immigrati che prima svolgevano lavori umili, come quelli nelle concerie o nelle cooperative di servizio. Si è creato anche tra loro un livello di disoccupazione e di disagio che si riflette sulla città. Questi poveri sono diventati sempre più poveri. Infine c'è stata l'invasione del rom». A proposito dei quali, Elena Mezzetti fa un'annotazione. «A Pisa ci sono tanti rom - dice - perché questa etnia va solitamente dove ci sono i fiumi: è una costante fissa. La città è stata molto generosa nei lori confronti, creando il Progetto Città sottili, che ha cercato di dare loro una dignità abitativa. E come ogni progetto, si è concluso. Oggi è impensabile riproporlo, anche per il numero di rom che è cresciuto a dismisura. È diventato un fenomeno regionale, o meglio nazionale, incontrollabile». Poi c'è il problema dei cinesi. Difficile, per non dire impossibile, sapere quanti sono in città. «Di sicuro - dice Elena Mezzetti - rappresentano per numero la seconda presenza in Toscana, dopo Prato. Sono loro che hanno dato impulso al commercio abusivo. È una comunità chiusa, indecifrabile: quella che vediamo è solo la punta di un iceberg. Parte dei cinesi vive in clandestinità e sovente, sotto un unico tetto: lì ci vivono, ci lavorano, ci mangiano e ci dormono». E a poposito del commercio abusivo, Elena Mezzetti fornisce un dato interessante. «Abbiamo svolto come associazione un'indagine in città ascoltando turisti e scolaresche in visita, ebbene è venuto fuori un dato su cui riflettere: gran parte degli intervistati sa che a Pisa si vendono facilmente borse e orologi contraffatti e tra loro vi è chi si è programmato, o meglio si è messo da parte i soldi, per comprarli». Ma c'è un problema discriminatorio generale nei confronti delle donne che continua, nonostante i buoni intendimenti. «Le donne italiane - dice Elena Mezzetti - hanno il più alto tasso di disoccupazione e a livello di rappresentanza politica sono agli ultimi posti in Europa. Per non parlare poi dello sfruttamento del corpo della donna e della cultura imperversante della donna-oggetto che costringe il mondo femminile, soprattutto le più giovani, a non potersi esprimere liberamente nel mondo del lavoro e nelle istituzioni». Ritornando a Pisa, per Elena Mezzetti è una città accogliente, nel solco della grande tradizione di "Paradiso degli esuli". «Ma è una città complessa - dice -, dove è anche molto difficile fare il sindaco, perché è una piccola città ma ha le caratteristiche di una quasi metropoli che di giorno si anima di 200mila persone, tra cui anche migliaia di pendolari immigrati che vengono dalle città vicine per sbarcare il lunario».
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