Il Tirreno

Pisa

Ladri all'assalto delle chiese

Giovanni Parlato
Don Armani e una foto ricostruisce un furto
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Don Armani e una foto ricostruisce un furto

Prete derubato mentre dice messa e serie di furti di elemosine

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PISA. Le chiese del centro storico sono ogni giorno vittime dei ladri. Vengono rubati i soldi delle offerte, le candele, i candelabri. E alcuni fedeli sono stati borseggiati in un momento di distrazione. Le parrocchie che non hanno il sacrestano sono costrette a restare chiuse per evitare spiacevoli sorprese.  L'ultimo episodio è avvenuto domenica alla chiesa del Carmine in corso Italia. Don Enrico stava dicendo messa quando un ladro si è intrufolato nella sacrestia e ha rubato la sua giacca. «Quando ho finito di celebrare le funzione - dice il prete - sono andato per rivestirmi e la giacca posata sul tavolo era sparita. Qualcuno era entrato dal retro rubandomi la giacca con dentro il passaporto appena ritirato, la patente, il cellulare e le chiavi dello scooter. E senza più la giacca ci ho rimesso anche un abito».  Don Enrico, della chiesa di San Martino, stava celebrando la messa insieme a padre Augusto, parroco della chiesa del Carmine. «In San Martino - dice ancora don Enrico - i malviventi hanno anche spaccato la balaustra di marmo per rubare le offerte dal contenitore che era incassato all'interno. È stato un grave danno. Comunque, tentano sempre di rubare i soldi delle offerte».  «Proprio tre giorni fa - continua padre Augusto - ho sorpreso due giovani stranieri in chiesa, uno stava in piedi e, dietro, l'altro cercava di rubare i soldi delle offerte. Ho dato a tutti e due uno scapaccione e li ho buttati fuori».  Padre Tommaso della chiesa di San Francesco racconta che nelle cassette delle offerte capita di trovare «delle carte telefoniche con un bi-adesivo da una parte e dall'altra legate ad un filo di nylon come quello delle canne da pesca. È con questa tecnica che cercano di rubare gli spiccioli. La nostra chiesa resta chiusa soltanto dalle 12 alle 16 per il resto della giornata è aperta. Non abbiamo più oggetti preziosi. I dipinti di Giotto ci sono stati rubati all'epoca napoleonica e il Cristo pantocrato del XIII secolo che stava dietro l'altare nella vetrata centrale si trova al museo per volontà della Soprintendenza». E padre Tommaso aggiunge: «Ma quel Cristo è stato ideato e realizzato per stare in una chiesa e non in un museo. A noi hanno lasciato una copia».  Don Franco Baggiani è il parroco di San Michele in Borgo. «Siamo accerchiati dalla malavita - dice il parroco - ogni volta che apriamo ci vuole una persona che vigili. Alcuni fedeli sono stati borseggiati e quello che possono portare via lo prendono. Rubano anche le candele per poi andarle a rivendere».  Un'altra chiesa in difficoltà è quella di Sant'Antonio in piazza Vittorio Emanuele. «Proprio a Pasqua mentre stavo confessando ho sentito un rumore di cassetti che si aprivano e chiudevano - dice il parroco don Paolo - e appena ho potuto sono corso in sacrestia dove ho trovato un giovane che mi ha detto che stava cercando i soldi per mangiare. Quando esco, sono costretto a chiudere la chiesa perché non mi posso permettere più la presenza di un sacrestano. La mia chiesa non può affrontare una spesa di 1.200 euro al mese».  «Una volta mi hanno rubato il cellulare e dei soldini, ma la nostra chiesa è aperta solo quando noi ci siamo» dice don Armani della chiesa dei Cavalieri dove, almeno qui, la situazione è più tranquilla.

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