Sicurezza
Ospedale e Asl: «Fatto tutto il possibile per il detenuto malato»
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PISA. In ospedale e al centro clinico per il detenuto morto mercoledì in carcere dopo le dimissioni era stato fatto tutto. Lo precisa in una nota l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana e Asl 5. «Puntuale l'iter diagnostico e terapeutico in carcere e nel pronto soccorso, la fisiopatologia respiratoria e infine la medicina generale dell'ospedale. Mario Santini è avvenuto solo quando le sue condizioni, pur gravi, non davano più spazio per ulteriori terapie di tipo intensivo o chirurgico. Oltretutto il paziente, al momento della dimissione, era vigile e non presentava alcun segno clinico di stato preagonico o agonico. In ospedale non si poteva fare nulla di più rispetto al trattamento di mantenimento che si poteva praticare nel Centro clinico, con cui, in assenza di sintomatologia dolorosa, il trasferimento è stato concordato. Va aggiunto che il paziente era stato visitato anche dalla responsabile dell'Hospice dell'Asl 5, che aveva dato la sua disponibilità ad accoglierlo nella struttura di via Garibaldi per un eventuale successivo ricovero. Durante la degenza, dal carcere erano partite tre relazioni informative al magistrato di sorveglianza sull'incompatibilità delle condizioni del paziente con la detenzione, ma è sempre stato piantonato».
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