Sicurezza
Ecco come siamo intervenuti
Carlo Venturini
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Un momento dei lavori del convegno al Duomo Parla la direttrice dell'équipe dei restauratori
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PISA. Da tutta Europa per rendere omaggio alla fine dei restauri lapidei della Torre che, sgomberata dei ponteggi, sembra fatta di zucchero anziché di 14mila tonnellate di marmo. Dalla Sagrada Familia di Barcellona, a Saint Paul di Londra, all'abbazia di Mont Saint Michel, tutti direttori, curatori e gestori delle cattedrali di tutta Europa, si sono dati ieri, appuntamento per seguire il convegno voluto dalla Primaziale del Duomo dal titolo "Cattedrali europee a confronto". La protagonista però era lei, la Torre e nessuno meglio dell'architetto Gisella Capponi che ha orchestrato il restauro, poteva parlare dell'esperienza scientifica ed umana di un restauro che sarà oggetto di studio e modello a livello mondiale. «Ci siamo occupati della pelle della Torre - ha detto Capponi - una pelle che non è solo rivestimento estetico bensì strutturale visto che abbiamo portato all'originario splendore pietre, conci, e lapidi per una superficie complessiva di oltre 7mila metri quadrati». Ma di cosa soffriva il marmo della Torre? «Si va dall'aerosol marino, all'inquinamento, ai solfati, e persino ai danni causati nei decenni dai fulmini» spiega Capponi. L'inclinazione delle Torre poi sicuramente deve avere aggravato il formarsi di accumuli di agenti che hanno aggredito i conci, le pietre ed i capitelli del campanile. «L'inclinazione del nostro famoso monumento ha provocato il concentramento di particellato nero su molti capitelli ed arcate favorendo così il fenomeno della disgregazione lapidea». Il restauro è costato circa 5 milioni e mezzo, un importo per la cui metà ha contribuito la Primaziale ed infatti, l'idea di chiamare a raccolta da tutta Europa, i gestori, i direttori ed i rappresentanti delle altre cattedrali del vecchio continente, è stato proprio di Pierfrancesco Pacini presidente della Primaziale che dice: «La mia idea è stata subito supportata dall'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto ed insieme abbiamo pensato che fosse di straordinaria importanza avere un confronto con i gestori delle altri cattedrali per condividere le migliori esperienze che ci possono venire dalla Sagrada Familia come da Westminster Abbey o dalla cattedrale di Mont Saint Michel». L'arcivescovo ha aggiunto: «La nostra cattedrale è luogo vivo, luogo di fede, non è un museo bensì la casa comune della comunità cristiana e questa casa è viva come testimoniano anche i tanti stili artistici che si sono succeduti nei secoli». Il sindaco Filippeschi ha portato i saluti della città ai tanti ospiti internazionali ed ha annunciato che il Comune si sta preparando a dare un riconoscimento all'architetto Capponi.
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