Il Tirreno

Pisa

Concerto vietato, oggi assemblea

Canapisa, incognita sul corteo in città

C.V.

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 PISA. A pochi giorni da Canapisa non si sa ancora quale sarà il percorso che seguirà il corteo degli antiproibizionisti per l'11ª edizione della manifestazione. Di certo non si svolgerà in città il concerto che gli organizzatori vogliono a tutti i costi e sul quale il questore Raffaele Micillo, ha posto un netto divieto.  In questi giorni si sono susseguite diverse riunioni e l'ultima è in calendario nel primo pomeriggio di oggi. gli organizzatori ribattono anche alle dichiarazioni di Carlo Giovanardi, sottosegretario alle politiche della famiglia, evocando il proibizionismo e le istituzioni «che vogliono affrontare la giornata alzando al massimo la tensione» e «portare migliaia di persone su una strada statale periferica senza curasi delle modalità di arrivo di un corteo così numeroso».  La questura ha proposto di spostare tutta la manifestazione ad Ospedaletto, senza la concessione del concerto finale. E propone anche che l'ora di inizio della sfilata sia alle 18.30 anziché alle 17.30, con la conclusione di tutto una volta finito il corteo. Gli organizzatori invece propongono il tracciato dell'anno scorso, evitando i lungarni, diversamente dal passato: piazza Sant'Antonio, via Benedetto Croce e piazza Guerrazzi per il passaggio all'Expo con festa finale. Prevedono un'afflusso alla street parade antiproibizionista di 8mila-10mila giovani. La questura ne stima in arrivo circa seimila, come l'anno scorso, schierando per la sicurezza un centinaio di uomini fra polizia, carabinieri, finanza e vigili.  In ogni caso la Lega antiproibizionista ha indetto per oggi alle 17 un'assemblea cittadina al Polo Carmignani, dietro piazza dei Cavalieri, per dibattere pubblicamente la questione, «augurandosi di riportare la discussione sul proibizionismo e non sulla limitazione della libertà di espressione e su una forma di censura. A causa dell'intervento dello zar Giovanardi - dicono gli organizzatori - la commissione sicurezza ha cambiato radicalmente atteggiamento nei nostri confronti giudicando pregiudizialmente, annullando la nostra visibvilità e ghettizzandoci nelle vie periferiche».

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